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Ruins Of Elysium, quando il piacevole artwork trae in inganno Ruins Of Elysium, quando il piacevole artwork trae in inganno Hot

Ruins Of Elysium, quando il piacevole artwork trae in inganno

recensioni

titolo
“Amphitrite: Ancient sanctuary in the sea”
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Alexiel - An epic lovestory (Ft. Melissa Ferlaak)
2. Queen of the seven seas
3. Belladonna
4. Leviathan
5. Oceanic operetta
6. Atlas
7. Book of seals
8. Amphitrite
9. Okami - Mother of the sun (Ft. Föxx Salema)
10. The ocean is Yemanja's (Ft. Rayssa Monroy & Zaiiah)
11. Cathedral of Cascades
12. Canzone del mare (Canção do Mar)

LINE-UP:
Drake Chrisdensen – Tenor
Vincenzo Avallone – Guitars and Bass
Icaro Ravelo – Drums and Synths

opinioni autore

 
Ruins Of Elysium, quando il piacevole artwork trae in inganno 2021-01-16 17:15:42 Ninni Cangiano
voto 
 
1.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    16 Gennaio, 2021
Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Seguo i Ruins of Elysium sin dal loro debut album “Daphne” nel 2016, cui ha fatto seguito il prolisso “Seeds of chaos and serenity” nell’aprile 2017; a quasi 4 anni di distanza, la band capitanata dal tenore norvegese Drake Chrisdensen torna a farsi sentire con un nuovo full-length, intitolato “Amphitrite: Ancient sanctuary in the sea”, dotato di splendido artwork, composto da 12 pezzi per la lunghezza niente meno che di oltre 73 minuti. Rispetto al passato sono aumentate le tracce, ma la durata eccessiva è rimasta uguale, segno che il songwriting ha ancora il difetto di essere fin troppo prolisso; la band infatti ci mette parecchi orpelli (quasi che abbiano voglia di strafare) e l’ascolto è tutt’altro che snello e semplice. A complicare l’ascolto è anche l’impostazione canora del tenore norvegese che sembra innamorato della propria voce e risulta troppo teatrale e poco efficace. Ma fin qui i problemi sono relativamente poco importanti; il principale è la quasi totale assenza della chitarra. Vincenzo Avallone è relegato troppo in secondo piano ed i pezzi migliori, infatti, sono quelli in cui la sua chitarra finalmente si fa sentire (qualche momento di “Leviathan”, “Okami - Mother of the sun” o “Cathedral of Cascades”). A ciò si aggiunge anche una produzione non proprio esaltante, con la batteria del brasiliano Icaro Ravelo che ha un suono poco convincente; nel symphonic metal è fondamentale una produzione perfetta che possa esaltare tutti i vari strumenti, mentre qui mi pare si sia voluto dare risalto solo alla voce di Chrisdensen, a discapito del resto del gruppo. Il disco non decolla quasi mai, sono pochi i momenti frizzanti e scorrevoli, subito spenti dalla durata eccessiva dei vari componimenti; vi sono poi alcuni passaggi della batteria in blast-beat che non c’azzeccano granché e risultano di troppo in pezzi di tutt’altra natura ed impostazione. Ho provato più e più volte ad ascoltare questo disco per cercare qualcosa di convincente (come ogni onesto recensore dovrebbe fare per chiunque, siano essi big o bands underground), ma ogni volta faticavo ad arrivare alla conclusione con il rischio sempre presente di essere assalito dalla noia. I Ruins of Elysium hanno un grande bisogno di rivoluzionare completamente il proprio songwriting, puntando maggiormente sugli strumenti (chitarra, basso e batteria) e molto meno sulla voce del pur valido tenore; c’è bisogno di un sound frizzante, brioso e ricco di energia, con molta meno teatralità e pomposità. L’esordio discografico era promettente ma, con il passare del tempo, sembra che il gruppo si sia incartato ed ingolfato e non riesca più a proporre qualcosa di coinvolgente e convincente. Il terzo album è una tappa fondamentale nella carriera di una band e questo “Amphitrite: Ancient sanctuary in the sea” mi ha deluso ampiamente; dispiace davvero, ma in futuro i Ruins of Elysium dovranno rivedere il loro symphonic metal per non essere etichettati come una promessa incompiuta.

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