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Scrollkeeper: sotto assedio!

recensioni

titolo
Auto Da Fe
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist:
1. Event 201 (01:50)
2. Lady Death (06:26)
3. Valhalla's Gates (04:31)
4. Scrollkeeper (04:08)
5. Auto da Fe (05:17)
6. Giles de Rais (06:38)
7. Devil's Calculus (03:58)
8. Blood & Sand (03:13)
9. Surrender (05:08)
10. Path to Glory (05:25)
11. Fortune Favors the Bold (04:24)

Line up:
Simon Marfleet - Drums
Alexander Kamburov - Guitars
Justin McKittrick - Vocals
Andrew Sutton - Bass 

opinioni autore

 
Scrollkeeper: sotto assedio! 2021-01-23 16:25:40 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    23 Gennaio, 2021
Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Scrollkeeper sono una band texana di formazione relativamente recente, infatti hanno mosso i primi passi nel 2016, ma questa è la prima volta che si cimentano con un full-length. Al primo EP, “Path to Glory” del 2018, hanno fatto seguito solo due singoli, “Lady Death” (2019) e – inframezzato da una cover di “Hellion” dei W.A.S.P. nello stesso anno, bonus track di questa release – il singolo “Scrollkeeper” che è stato poi riproposto nella tracklist di questo CD, che prende il nome da una pratica inquisitoria: l'autodafé, o sermo generalis, era una cerimonia pubblica, facente parte soprattutto della tradizione dell'Inquisizione spagnola, in cui veniva eseguita, coram populo, la penitenza o condanna decretata dall'Inquisizione.
Il quartetto texano è votato ad un heavy metal alquanto tradizionale, che attinge a piene mani dagli spartiti della Vergine di Ferro, sia pure accelerato e pluri-potenziato, con delle venature epic metal (mi riportano alla mente, specie in "Lady Death", i sottovalutatissimi Omen, quelli di “The Axemen” e “Dragon’s Breath”, tanto per intenderci). Il tempo di assaporare l’intro acustica di rito, che subito si scatena l’inferno sonoro, una sequenza di pezzi al fulmicotone ("Valhalla’s Gate"), alternati ad altri più cadenzati ("Surrender") che si susseguono come una serie di strali infuocati che piovono da un cielo reso plumbeo dalle fiamme di un assedio: quello ai nostri padiglioni auricolari! Assolutamente pregevoli gli assoli epicheggianti di Alex, così come granitica si appalesa la sezione ritmica vulcanica di Andrew e Simon. Unica, grande nota dolente è il cantante: davvero inadeguato, dalle corde vocali debolucce, a tratti urtante, non in grado di reggere la forza d’urto generata dal resto della band e persino con una pronuncia tale da far seriamente dubitare che sia madrelingua (nella cover di "Hellion", fa quasi tenerezza, impietoso il confronto con Blackie Lawless), ma tant’è…
Un cd concepito con un buon mix tra tecnica e rabbia, che dà l’idea di una vera e propria cavalcata epica sul campo di battaglia, facendosi largo a suon di sciabolate, tra fuoco e fiamme, rinfrancandosi con una sacrosanta birra dopo l’ultimo solco.

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