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Taur-Im-Duinath riaccende in noi la voglia di introspezione Taur-Im-Duinath riaccende in noi la voglia di introspezione Hot

Taur-Im-Duinath riaccende in noi la voglia di introspezione

recensioni

titolo
The Burning Bridges
etichetta
Cult of Parthenope
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Black Metal / Atmospheric Black Metal

LiNE UP:
F. - vocals, all instruments

TRACKLIST:
Disc 1:
1. Randir - L'Incedere Del Vuoto [01:50]
2. Randir - Scrutare L'Abisso [05:44]
3. Randir - Fuochi Estinti [08:14]
4. Randir - La Chiusura del Cerchio [08:49]
Disc 2:
1. Bare Boughs - To Wander [01:54]
2. Bare Boughs - Clearing Paths [04:56]
3. Bare Boughs - Night Hymn [03:40]
4. Bare Boughs - Hyades [04:11]
5. Bare Boughs - Erinnerung [04:17]
6. Bare Boughs - Aequor nimi [04:33]
7. Bare Boughs - Ashes [01:36]
Running Time: Disc 1: 24:37 / Disc 2: 25:07

opinioni autore

 
Taur-Im-Duinath riaccende in noi la voglia di introspezione 2021-01-30 21:56:34 Vera
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Vera    30 Gennaio, 2021
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I tolkieniani esperti sapranno sicuramente che “Taur-Im-Duinath” è il nome in Sindarin di una cupa foresta della Terra di Mezzo, situata tra I fiumi Sirion e Gelion. Chi segue la scena nostrana, invece, collegherà questo appellativo alla one man band campana che lo scorso novembre ha pubblicato, sotto l’egida della Cult Of Parthenope, il disco onnicomprensivo “The Burning Bridges”.

Questa release si può definire “onnicomprensiva” perché raccoglie le testimonianze di un percorso che parte dalla demo “Randir”, uscita ormai un lustro fa e rivista per l’occasione, fino ad arrivare alla seconda parte di “The Burning Bridges”, battezzata “Bare Bough”. Si tratta di una suddivisione che incarna in maniera esaustiva due diverse anime del progetto scaturito dalla mente di Francesco Del Vecchio e che emergono con eloquenza durante tutto il disco.

Le prime quattro tracce di “The Burning Bridges” sono quelle appartenenti alla revisione di “Randir”: qui troviamo espresso appieno il lato più “furioso” e intenso di Taur-Im-Duinath, esplicitato attraverso quel black atmosferico e a tratti epico che vi convincerà se non disdegnate nomi come (tanto per restare sul suolo italico) i Blaze Of Sorrow. Fra i brani più convincenti di questa sezione del disco, cito “Fuochi Estinti”, che si dipana con sicurezza tra riff lavici e una sezione ritmica crepitante che si fonde con il cantato in italiano, diventando una specie di brano liberatorio e catartico.

Se la prima parte di “The Burning Bridges” ci mette faccia a faccia con il lato più poderoso di Taur-Im-Duinath, la sezione successiva ci trasporta invece in una dimensione che sembra essere dominata da una contemplazione della Natura che finisce per sembrare quasi ancestrale, diventando poi sempre più malinconica. Assistiamo anche ad un cambiamento linguistico: ai brani in italiano se ne alternano alcuni in inglese.

Proseguendo nella fruizione di questo disco, ci si rende conto che è diifficile ascoltare “Clearing Path” senza venire risucchiati in un vortice meditativo che dà la sensazione di trovarsi in mezzo ad una foresta primordiale, oppure immergersi in “Erinnerung” senza sprofondare in una malinconia che tende sempre più verso lo spleen e la tristezza; oltre ai brani citati, però, tutte le tracce che costituiscono la seconda parte di “The Burning Bridges” sono ugualmente meritevoli e impreziosite da dettagli raffinati che si ritrovano soprattutto negli arpeggi acustici, nelle linee vocali che sembrano invitare alla riflessione dolente e nei dettagli ambient come quelli che si colgono all’interno di “Night Hymn”. Un valore aggiunto a “The Burning Bridges” è costituito anche dagli ospiti presenti all’interno del disco, nella fattispecie Chiara Minniti (Writ In Water), Marco Alfieri (ex Parodos) e Dario Guarini (Aged Teen).

Complessivamente, quella di F. è una prova discografica più che soddisfacente, che ci mostra le diverse sfaccettature che la musica assume anche agli occhi stessi di chi la compone e crea; se amate le sonorità atmosferiche e l'introspezione malinconica rappresnta il vostro pane quotidiano, sarebbe un peccato non dargli nemmeno un ascolto.

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