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Poema Arcanvs: freddo dalle Ande Poema Arcanvs: freddo dalle Ande Hot

Poema Arcanvs: freddo dalle Ande

recensioni

titolo
Stardust Solitude
etichetta
Trascending Obscurity Records
Anno

TRACKLIST:
1. Stardust Solitude (09:14)
2. Orphans (05:30)
3. Haven (06:34)
4. The Lighthouse Keeper (06:49)
5. Straits of Devotion (06:38)
6. Pilgrim (06:41)
7. Kingdom of Ruins (05:36)
8. Brave (09:11)

LINE UP:
Igor Leiva Benavides - Guitars
Claudio Carrasco Garcia - Vocals
Luis Moya - Drums
Juan Díaz - Bass

opinioni autore

 
Poema Arcanvs: freddo dalle Ande 2021-02-06 17:16:17 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    06 Febbraio, 2021
Ultimo aggiornamento: 06 Febbraio, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Come diceva il buon Socrate, “tutto ciò che so è di non sapere”.
Faccio pubblicamente ammissione di ignoranza (il che mi viene del tutto spontaneo e naturale) ed affermo di non aver mai saputo che questi doomsters cileni esistessero fin dal 1997! Dei membri originari sono rimasti solo il cantante ed il chitarrista a dimostrazione del fatto che sono loro due la vera anima (nera) della band andìna.
Per una volta, signore e signori, il freddo sonoro non arriva dalla Norvegia o dalla Svezia bensì dalle Ande.
Quello dei Poema Arcanvs è un doom metal più che onesto, piuttosto votato ad una malinconia di fondo che permea tutto questo loro ultimo lavoro preceduto da una discografia alquanto nutrita.
Devo dire che l’alternanza tra cantato pulito e possente e growl funziona benissimo, conferendo il giusto pathos al giusto momento ad ogni pezzo.
Le ritmiche, manco a dirlo, sono funerarie, e ben si attagliano ad un sound intriso di tristezza da far rabbrividire, apportando quella sensazione di freddo mortifero che finisce con il paralizzarti progressivamente gli arti.
Si parte con la title-track e, man mano che l’ascolto di questo album procede, ti senti sempre più angosciato ed abbandoni ogni speranza di poter rivedere la luce (altro che “The lighthouse keeper”!) che venga in tuo soccorso, squarciando le tenebre sempre più fitte che ti avvolgono, creando un mix micidiale con la sensazione di freddo di cui sopra.
E rimani orfano (“Orphans”) di ogni benessere, avventurandoti in un percorso che si trasforma ben presto in un pellegrinaggio (“Pilgrim”) tra le rovine di un paesaggio a tinte fosche (“Kingdom of Ruins”) durante il quale cerchi di farti coraggio (“Brave”) fino a che approdi in un Paradiso (“Heaven”) che però non ha niente di bello e di buono.
L’unica cosa che ti salverà, sarà l’ultimo solco del disco, che ti libererà finalmente dal nero giogo del Poema Arcano anche se ce ne vorrà di tempo per riprenderti da questa funesta esperienza sonora che ti segnerà per un bel pezzo.
Asfittico ma affascinante.

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