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Alternative rock e metal: la fusione dei Cellar Twins funziona! Alternative rock e metal: la fusione dei Cellar Twins funziona! Hot

Alternative rock e metal: la fusione dei Cellar Twins funziona!

recensioni

titolo
Duality
etichetta
Rockshots Records
Anno

Tracklist:
1. Millenium
2. Molotov Parade
3. Cloud Walker
4. Selfear
5. Social Waste
6. Antithesis
7. Wovoka
8. Tales of autumn
9. $olace
10. Promesse

Line up:
David Annenkoff: Batteria
Elodie Vainqueur: Basso
Carl Kubinsky: Chitarra e Voce
Jean-François Sternon: Chitarra

opinioni autore

 
Alternative rock e metal: la fusione dei Cellar Twins funziona! 2021-02-07 13:23:14 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    07 Febbraio, 2021
Ultimo aggiornamento: 07 Febbraio, 2021
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Era il 2014 quando si formarono i belgi Cellar Twins, quartetto underground per molti aspetti, soprattutto per essere una delle innumerevoli bands che hanno deciso di iniziare una campagna di crowdfunding per raccogliere abbastanza denaro per pubblicare il primo album. Il debutto esce qualche anno dopo il primo EP (2017) e si intitola "Duality". All’uscita il disco vendette fortunatamente bene ed andò esaurito in tempi brevi. A fine gennaio 2021 si è provveduto ad una ristampa che è la versione che si prenderà in considerazione su questa recensione. Riguardo al genere musicale il punto di partenza è l’alternative rock/metal su cui la band ci costruisce qualcosa di più particolare o almeno l’idea era questa.

L’inizio del disco non è proprio dei migliori e non è un gran bel biglietto da visita. “Millenium” si presenta totalmente derivativa con i classici riffs compressi e ribassati sentiti miliardi di volte in perenne bilico tra il rock moderno ed il metal. Salta all’orecchio però una voce pulita calda e cristallina ed anche una cura nelle melodie non indifferente per non parlare di un groove potenzialmente deflagrante. La perplessità comunque è palpabile e non accenna a diminuire con la prog metal “Molotov Parade”, molto ispirata ai Symphony X anche nel coro/ritornello dall’approccio molto classico con una voce più sorprendente e versatile. Non si sa come mai, ma dalla terza traccia i quattro musicisti ingranano la marcia giusta e cominciano a macinare strada con potenza e convinzione. “Cloud Walker” sciorina un bel gusto blues ed un approccio vocale post-grunge nelle linee melodiche ma in generale sono le tracce a farsi più quadrate ed immediate. Con il proseguo dell’ascolto arrivano mazzate micidiali come “Selfear” con il suo riffing massiccio e quel deflagrante finale, la doppietta moderna “Antithesis”/ “$olace”, con una sezione ritmica che aiuta molto la resa e per non farsi mancare nulla, anche un tiro punk rock incrociato con l’alternative a nome “Social Waste”, in cui la semplicità e l’immediatezza dominano. Si tenta anche la carta del rock commerciale con “Wovoka” e a sorpresa il risultato entusiasma con un lavoro di basso bello pieno. Non potevano mancare poi le ballate che, seppure risentano dell'ìinfluenza di gruppi come gli Staind (“Tales Of Autumn”), funzionano a dovere e si rivelano piacevoli e con la giusta dose di potenza che risalta al meglio la parte più morbida. Gruppo insomma compatto e con una abbondante dose di idee che, seppur non originali, vanno diritte al punto senza il bisogno ossessivo di voler rivoluzionare il mondo della musica.

Un disco potente, efficace e che invoglia a riascoltarlo nonostante qualche caduta di tono. Consigliato a tutti perché anche nella semplicità si può trovare la qualità.

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