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Una nuova ed interessante promessa dalla Finlandia: debutto per i Sirakh! Una nuova ed interessante promessa dalla Finlandia: debutto per i Sirakh! Hot

Una nuova ed interessante promessa dalla Finlandia: debutto per i Sirakh!

recensioni

gruppo
titolo
Crisis Of Faith
etichetta
WormHoleDeath
Anno

Tracklist:
1. Yours For the Breaking
2. Tear Me to Shreds
3. Heart of Fire
4. Love Like Blood
5. Downfall
6. Grown Apart
7. Mirrors
8. New Black
9. Violet Dawn
10. The Devil’s Mark

Line up:
Marina Trench – Voce
Padre Mortis – Voce
Nikki Angelus - Chitarra
Julius Seizure - Chitarra
Zachary T. – Basso
Dimitry Bonefield – Batteria

opinioni autore

 
Una nuova ed interessante promessa dalla Finlandia: debutto per i Sirakh! 2021-02-07 13:41:17 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    07 Febbraio, 2021
Ultimo aggiornamento: 07 Febbraio, 2021
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I finlandesi Sirakh sono in giro da un bel po’ di anni, ma solo recentemente, dopo numerosi singoli, esce il vero e proprio debutto intitolato "Crisis Of Faith". Il gruppo proviene dalla Finlandia (da Oulu per la precisione) ed anziché puntare al death/thrash metal, come la maggioranza di gruppi della scena locale, focalizza la sua attenzione su qualcosa di più alternativo (la stessa band si definisce Dark Alternative) che prende spunto da molti aspetti musicali sia dal movimento new wave nato negli anni '80, sia dal gothic rock di quello stesso periodo, ma anche di certe derive più melodiche che prese il metal nell’interlocutorio decennio degli anni '90. Un calderone molto vario quindi e non di facile classificazione, ma di pregevole interesse dato che spesso nel panorama delle voci femminili nel rock/metal raramente emerge qualcosa che faccia la differenza. Ascoltando l’album in effetti ci sono molte luci ed altrettante ombre eppure le sorprese sono spesso dietro l’angolo.

In un periodo dominato da produzioni stellari, tecnica ai limiti della perfezione e procaci bellezze dietro al microfono c’è però qualcuno che cerca di stupire con idee differenti riportandole ai tempi dove l’inventiva e la tecnica andavano di pari passo senza che una prevalesse sull’altra. Ed in effetti questo album ha moltissimi spunti di interesse nonostante difetti di peso discutibile. Difetti che possono essere inquadrati in un uso delle tastiere non molto efficace e dai suoni troppo plastificati, ma forse quello dove bisogna limare di più è la voce della cantante Marina. La singer deve, forse, ancora trovare una propria identità ed un modo di cantare che la faccia distinguere perché la sua ugola è poco espansiva e necessita di grinta e convinzione. Andando poi alla “ciccia” c’è solo che da fregarsi le mani. Il mix sonoro dei nordici è un susseguirsi di sapori ed atmosfere in cui la componente tecnica è totalmente messa al servizio dei brani per creare piccoli affreschi sonori ed in cui sorprendentemente il basso è sempre protagonista in pieno stile post-punk, infarcendo i brani di un mood ritmico sempre pregno di groove. A far da padroni però sono le impressionanti chitarre del duo Nikki/Julius che stupiscono per la varietà di soluzioni utilizzate. E’ un vero e proprio assalto dinamico quello che i due musicisti offrono all’ascoltatore a suon di feedback imponenti (“Yours For The Breaking”), bordate soniche con melodie di ampio respiro (“Love Like” ben intrecciate al basso di Zachary) ed in generale tanta inventiva. Si sente molta classe e raffinatezza nei brani, inserendo derive metalliche imbastardite con l’hard rock (“Heart of Fire”) o addirittura inserti shoegaze (la sincopata “Downfall”), per non parlare delle sezioni solistiche ai limiti del misticismo (“Grown Apart” e “Mirrors”) e del riff spacca montagne immerso nel wah-wah di “New Black”. Peccato che anche le componenti vocali maschili di Padre Mortis non siano delle migliori. Il modo di cantare di Mr. Mortis è discretamente efficace nel lato tenebroso, ma il growl non è sempre così efficace come ci si aspetterebbe lasciando un senso di perplessità non da poco. Come detto, se da una parte alcune cose non funzionano dall’altra si sente finalmente una band che “suona” come poche e che con i giusti miglioramenti potrebbe tranquillamente rivaleggiare con i cosiddetti big che stanno inflazionando troppo un mercato sempre più saturo di cloni o di un underground sempre più auto-citazionistico.

Band da conoscere e supportare sperando che faccia tesoro degli errori commessi per liberarsi dello stato di band capace ma che non si applica.

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