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Prosegue senza sosta l'avanzata dei Dark Zodiak, con un terzo album di tutto rispetto Prosegue senza sosta l'avanzata dei Dark Zodiak, con un terzo album di tutto rispetto

Prosegue senza sosta l'avanzata dei Dark Zodiak, con un terzo album di tutto rispetto

recensioni

titolo
Ophiuchus
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: Germania

GENERE: Death/Thrash Metal

TRACKLIST:
1. Do More Say Less
2. Heaven, Earth and Beneath
3. Invisible Apocalypse
4. Ophiuchus =OFFICIAL VIDEO=
5. Destroy Destruction
6. Humor
7. From Thrash Till Death
8. 2020 A.D.
9. Total Freedom
10. Ignorance

LINE-UP:
Simone Schwarz - Vocals
Charly Gak - Guitars
Benni Poeck - Guitars
Steffi Bergmann - Bass
Dieter Schwarz - Drums

opinioni autore

 
Prosegue senza sosta l'avanzata dei Dark Zodiak, con un terzo album di tutto rispetto 2021-02-07 18:10:03 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    07 Febbraio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Prosegue a gonfie vele la carriera dei tedeschi Dark Zodiak. La death/thrash metal band capitanata dalla vocalist Simone Schwarz giunge al terzo album: il qui presente ed autoprodotto "Ophiuchus". Un lavoro che ricalca quanto già fatto di buono nel precedente "Landscapes of Our Soul" del 2017, seppur con alcuni elementi che rendono la nuova fatica il miglior lavoro dei nostri.
Seppur quel senso di leggera monotonia sia ancora ben avvertibile, c'è tuttavia da dire che in questa prova il quintetto ha saputo maggiormente spaziare. Il che si traduce in brani molto più ricchi di energia e personalità, e soprattutto delle ritmiche molto più studiate e meno standard. Ci sono brani più spiccatamente death/thrash come la furiosa "Heaven, Earth and Beneath", ed altri molto più cadenzati e lenti alla Asphyx, come nell'omonima traccia, in cui c'è addirittura spazio per qualcosina di melodico. Ma sicuramente il valore aggiunto di questo terzo album è l'eccellente prova della cantante Simone, una delle pochissime performer donna a saper tenere testa alla voce growl e scream. Inarrestabile, ecco l'aggettivo che meglio descrive il suo lavoro. E mai l'avevo sentita cimentarsi nel pig squeal! Ebbene, In "Ophiuchus" la ragazza confeziona una performance canora da inchino, riuscendo perfettamente ad incastrarsi e ad adattarsi a tutto il comparto ritmico delle tracce. Nelle parti cadenzate, che sfociano nel death/doom, il suo growl riecheggia come un ruggito; mentre laddove i pezzi si impennano con le classiche sfuriate death old school, ecco che la voce si apre e ci regala uno scream che potrebbe quasi ricordare Randy Blythe.
Ultimo ma non meno importante è quanto già ho accennato all'inizio, ossia quella tendenza, traccia dopo traccia, alla monotonia. Siamo di fronte a poco meno di 50 min di ascolto; una durata non indifferente per un genere che fa dell'immediatezza e dello schiaffone in faccia i suoi punti focali. Perciò proporre dei bani mediamente lunghi, espone al rischio di sfociare nella ripetitività. Cosa che, per quanto molto più limitata, inevitabilmente accade, almeno dalla seconda metà del disco. E la struttura quasi uguale di ciascun pezzo di certo non aiuta a spezzare. Perciò il mio consiglio è quello di trovare delle soluzioni che riescano a tenere alta l'attenzione, senza per questo dover sacrificare l'originalità.

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