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Un altro grande capolavoro targato Humanity's Last Breath: cadaverico, sulfureo, pesante e claustrofobico Un altro grande capolavoro targato Humanity's Last Breath: cadaverico, sulfureo, pesante e claustrofobico

Un altro grande capolavoro targato Humanity's Last Breath: cadaverico, sulfureo, pesante e claustrofobico

recensioni

titolo
Välde
etichetta
Unique Leader Records
Anno

PROVENIENZA: Svezia

GENERE: Deathcore

TRACKLIST:
1. Dödsdans
2. Glutton =OFFICIAL VIDEO=
3. Earthless
4. Descent
5. Spectre
6. Dehumanize =OFFICIAL VIDEO=
7. Hadean
8. Tide =OFFICIAL VIDEO=
9. Väldet
10. Sirens
11. Futility
12. Vittring

LINE-UP:
Filip Danielsson - vocals
Calle Thomér - guitars
Buster Odeholm - guitars
Marcus Rossel - drums

opinioni autore

 
Un altro grande capolavoro targato Humanity's Last Breath: cadaverico, sulfureo, pesante e claustrofobico 2021-02-12 16:11:46 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    12 Febbraio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Definire la musica degli svedesi Humanity's Last Breath è cosa pressoché impossibile. Questo perchè Filip Danielsson e soci hanno letteralmente inventato un genere tutto loro, ossia un mix di deathcore dissonante, djent, ambient, black metal atmosferico e doom. "Thall", questo il nome che definisce lo stile dei nostri. Coniato per la prima volta dai loro connazionali Vildhjarta, il termine è ormai divenuto una sorta di slang per definire -o meglio, cercare di definire- la particolarissima proposta degli svedesi.
Degli HLB si era già parlato due anni fa con il colossale "Abyssal", il loro secondo album che li consacrò definitivamente tra le realtà più importanti del panorama metal. Già allora rimasi esterrefatto dal sound micidiale e dalle particolarissime sonorità che rendevano il disco un vero e proprio buco nero: qualcosa di mai sentito prima; pesantissimo, claustrofobico e mortifero. L'annichilazione fatta musica per intenderci. Ed è proprio sulla falsariga di "Abyssal" che i nostri hanno tirato fuori dal cilindro il loro terzo malatissimo album, il qui presente "Välde" licenziato da Unique Leader Records. Un altro grandissimo capolavoro che finirà dritto dritto tra le migliori uscite dell'anno. Punto.
Mai avrei pensato che gli HLB potessero superarsi dopo l'eccellente prova di due anni fa. Eppure la band è riuscita nell'impresa di confezionare un prodotto ancora più claustrofobico, velenoso e distruttivo. Forte dell'influenza dei Meshuggah, "Välde" si destreggia all'interno di una struttura così massiccia ed imponente da non lasciare spazio ad un singolo respiro. Premere il tasto "play" significa entrare nell'oscurità più totale, mentre un'inarrestabile forza di gravità schiaccia e distrugge tutto. Alle tipiche sonorità deathcore/downtempo, questa volta fanno capolino anche delle sfuriate molto più black/ambient, che nel precedente lavoro erano quasi un contorno. Qui invece, la pesantezza del sound è stata arricchita ulteriormente da tantissimi fattori. Il risultato è un disco ancora più marcio e malato, portato all'esasperazione dall'incredibile voce di Filip. Per la prima volta il vocalist si cimenta anche in alcune parti in clean vocals, come in "Spectre", per poi esplodere in tutta la sua furia con un growl disumano. È impossibile cercare di darvi un'idea della maestosità del disco, così come della sua innaturale pesantezza. E non tanto a livello di sound che, tanto per chiarirci, è oscuro e devastante come poche cose nella vita. No, la particolarità degli HLB è il contesto e l'atmosfera che riescono a creare. Immaginate di affogare nell'acqua da bendati mentre lentamente sentite il petto schiacciarvi i polmoni. Ecco, questa è la sensazione claustrofobica e velenosa che si prova traccia dopo traccia. In "Välde" non c'è un briciolo di spiraglio d'aria: tutto viene sommerso e annichilito da un'oscuro gorgo che risucchia a sé perfino la luce. Eppure in questa pesantezza, non ci si annoia mai. Anzi, qualcosa ti spinge a volerne ancora per cercare di cogliere ogni aspetto dell'album. Una vera e propria tortura mentale di cui non si può fare a meno, superiore perfino al colossale "Abyssal". Rispetto a quest'ultimo infatti, il nuovo album entra ancora di più nel merito e lasciando spazio anche ad altre influenze, che spaziano dai Gojira, fino ad arrivare ai Vildhjarta, ai Meshuggah, agli Ulcerate e ai Gorguts. Un capolavoro da avere assolutamente a tutti i costi e una delle migliori uscite dell'anno.

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