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Umanità e industrial nel nuovo full length degli Aborym Umanità e industrial nel nuovo full length degli Aborym Hot

Umanità e industrial nel nuovo full length degli Aborym

recensioni

gruppo
titolo
Hostile
etichetta
Dead Seed Productions
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Industrial Metal

LINE UP:
Fabrizio Giannese: vocals, programming, piano, synths, modular synths
Riccardo Greco: bass, guitars, programming
Gianluca Catalani: drums, pads, electronics
Tomas Aurizzi: guitars

TRACKLIST:
1. Disruption [05:35]
2. Proper Use Of Myself   [04:33]
3. Horizon Ignited [05:47]
4. Stigmatized (Robotripping) [03:16]
5. The Ebd Of The World [06:06]
6. Wake Up Rehab [04:23]
7. Lava Bed Sahara  [04:15]
8. Radiophobia [04:48]
9. Sleep [05:16]
10. Nearly Incomplete [02:47]
11. The Pursuit Of Happiness [06:09]
12. Harsh And Educational [04:11]
13. Solve Et Coagula [03:07]
14. Magical Smoke Screen [05:51]
Running Time: 01:06:03

opinioni autore

 
Umanità e industrial nel nuovo full length degli Aborym 2021-02-12 20:11:03 Vera
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Vera    12 Febbraio, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Vado subito al sodo: non essendo stata pienamente convinta da “Shifting.Negative”, inizialmente mi sono approcciata a “Hostile” con una certa apprensione, chiedendomi se la recentissima fatica discografica degli Aborym avrebbe scavalcato l’album precedente. Devo confessare che l'ascolto di “Hostile” ha demolito la mia iniziale diffidenza, dispiegandosi come una release forse non sconcertante dal punto di vista dell’originalità, ma ricca di spunti interessanti.

"Hostile" è un disco dalla durata tutt'altro che contenuta: un'ora abbondante di ascolto, distribuita in ben quattordici tracce. Di fatto, ci troviamo ancora nel mondo freddo e siderurgico dell’industrial (metal), dove ormai ogni paragone degli Aborym con nomi del calibro di Nine Inch Nails e Skinny Puppy si dimostrerebbe inedito come l’ascolto di “Eye Of The Tiger” mentre ci si prepara ad un allenamento.

In tutta franchezza, all’interno di alcune tracce dell’album ho riscontrato una certa prevedibilità, come nel caso di “Proper Use Of Myself” oppure di “Nearly Incomplete”; questi brani, seppur siano eseguiti a regola d’arte e lascino trasparire chiaramente che Fabban e soci non hanno lasciato al caso nemmeno un tintinnio, non hanno dissolto completamente una certa sensazione di “già sentito”.

Attenzione, però: sarebbe un errore affermare che “Hostile” si dirami completamente in questa direzione. Al contrario, all'interno del disco troviamo anche dei brani in cui gli Aborym hanno sovrapposto in maniera convincente diversi livelli, come dei veli che lasciano trasparire suggestioni ipnotiche e meditative più vicine al post-rock (soprattutto in alcuni riff chitarristici), all’ambient, al dark jazz e a qualche sprazzo noise che riesce nell’intento di confondere l’ascoltatore; parlo, ad esempio, di “The End Of The World”, dove appare una sezione meditativa con i fiati, che mi ha ricordato gli Ulver di “Perdition City”. Oltre a questi episodi "atmosferici", non mancano i momenti più intimi e raccolti: una testimonianza lampante è fornita da “Sleep”, dedicata alla memoria del produttore Guido Elmi, che si conclude con una sezione che sembra rievocare il battito cardiaco, rendendo l’ascoltatore ben consapevole della sottile linea che divide la vita e la morte.

Per non farsi mancare nulla, inoltre, gli Aborym sono riusciti a infilare in questo album anche delle tracce che farebbero la loro figura nel palinsesto di una qualsiasi stazione radiofonica che non voglia trasmettere solo trap e pop: in questa categoria, a mio avviso, rientrano “Horizon Ignited” e “Radiophobia”, un pezzo riferito a Chernobyl in cui si ripresentano le chitarre aggressive e degli accenni di blast beat che fanno volare la mente al riuscitissimo “Without Human Intervention”.

Tirando le somme, anzichè ridefinire completamente dei paradigmi musicali già collaudati, "Hostile" sembra volerli piuttosto consolidare, arricchendoli con stimoli che magari non brillano per originalità, ma consacrano questo disco come un album più che valido e meritevole di almeno un ascolto. Approvato.

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