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Gli Harakiri for the Sky non deludono: ennesimo album grandioso per la band austriaca Gli Harakiri for the Sky non deludono: ennesimo album grandioso per la band austriaca Hot

Gli Harakiri for the Sky non deludono: ennesimo album grandioso per la band austriaca

recensioni

titolo
Mære
etichetta
AOP Records
Anno

PROVENIENZA: Austria 

GENERE: Post-Black Metal 

LINE UP: 
J.J. - vocals 
M.S. - guitars, bass 
Kerim "Krimh" Lechner - drums (session) 

TRACKLIST: 
1. I, Pallbearer [07:02] =VIDEO= 
2. Sing for the Damage We've Done feat. Neige (Alcest) [08:05] =VIDEO= 
3. Us Against December Skies [08:21] 
4. I'm All About the Dusk [11:08] 
5. Three Empty Words [09:28] 
6. Once Upon a Winter [10:26] 
7. And Oceans Between Us [08:57] =ASCOLTA= 
8. Silver Needle // Golden Dawn [07:09] 
9. Time Is a Ghost [08:33] 
10. Song to Say Goodbye (Placebo cover) [08:33] =ASCOLTA= 

Running time: 1:24:33 

opinioni autore

 
Gli Harakiri for the Sky non deludono: ennesimo album grandioso per la band austriaca 2021-02-20 18:19:51 Daniele Ogre
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    20 Febbraio, 2021
Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 2021
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Con Alcest, Deafheaven e Lantlôs, il duo austriaco Harakiri for the Sky è stato a dir poco fondamentale per lo sdoganamento ed il proliferare della corrente Post-Black/Blackgaze, un genere che col tempo si è trovato probabilmente saturo di bands ed uscite, ma che trova nelle suddette bands dei capisaldi a cui potersi appigliare, con la certezza che avremo tra le mani qualcosa di enormemente superiore alla media. Con "Mære" gli Harakiri for the Sky arrivano alla pubblicazione del quinto album; licenziato da Art Of Propaganda, in questa nuova fatica J.J. ed M.S. si fanno accompagnare ancora dal sessione drumming del sempre perfetto Kerim "Krimh" Lechner: il drummer dei Septicflesh, avendo avuto già modo di lavorare con la magnifica creatura d'Oltralpe, s'integra alla perfezione con il sound ed il mood degli Harakiri for the Sky. Sound e mood che sono anche le principali componenti che permettono alla band austriaca di differenziarsi da, come dicevamo, le tante bands Post-Black e/o Blackgaze uscite dopo; grazie a quella sempre presente venatura che avvicina il duo austriaco ad una componente Post-Rock, i Nostri riescono a tirare fuori un lotto di brani che rasentano la perfezione, ammorbidendosi - per certi versi - rispetto al più duro "Arson", trovando di volta in volta, di pezzo in pezzo, soluzioni a dir poco vincenti. Partendo già dalle due tracce che aprono il disco, da cui i Nostri hanno tratto altrettanti video spettacolari: il fuggevole e distensivo pianoforte di "I, Pallbearer", che s'incontra con la più ferale "Sing for the Damage We've Done", pezzo che non solo è accompagnato da uno dei videoclip più belli visti negli ultimi anni - e probabilmente anche oltre -, ma che mostra anche tutta l'enorme maturità acquisita dai Nostri, capaci, in un pezzo graffiante come questo, di cambiare registro con grande fluidità in quell'attimo intenso in cui si ha come protagonista la voce dell'ospite d'eccezione, Neige degli Alcest. Abbiamo poi le armonie malinconiche di "Us Against December Skies", che possono rimandare facilmente ai migliori My Dying Bride - stessa 'sensazione' che si ha in "I'm All About the Dusk" -, o ancora le ficcanti incursioni nel Post-Rock puro della bellissima "Silver Needle // Golden Dawn", pezzo aiutato da una produzione precisissima, che sembra mettere in risalto proprio il lato più Rock dei Nostri. Non c'è un solo attimo di "Mære" che non sia arte pura, tanto che non si risente per nulla della lunghissima durata dei brani (tra gli inediti, il più corto che "I, Pallbearer" con i suoi sette minuti). E parliamo di inediti perché per l'ennesima volta gli Harakiri for the Sky si dimostrano dei veri e propri "alchimisti sonori", trasmutando un brano della cultura pop in qualcosa che suona esattamente con il loro stile: in "Mære" è la volta di una meravigliosa cover di "Song to Say Goodbye" dei Placebo.
C'è ben poco d'altro da aggiungere: a mio personale parere - parlando anche da fan di lunga data della band - con "Mære" gli Harakiri for the Sky sono riusciti a ripetere la prestazione e dunque l'assoluta magnificenza di quel capolavoro assoluto che è "Aokigahara". Impossibile, per chi vi scrive, non premiare questa quinta release del duo austriaco con il massimo dei voti: una cura a dir poco maniacale, una produzione che non può esser che definita perfetta, "Mære" è un disco vibrante, viscerale, un lavoro che tra richiami Post-Rock, passaggi più smaccatamente estremi, rimandi a certe atmosfere 'toccate' solo dai My Dying Bride, sa lentamente entrare dentro, andando a toccare le corde più nascoste dell'animo. Tanto di cappello, e 5 su 5 dato ad occhi chiusi.

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