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Knightsune, si può fare molto meglio

recensioni

titolo
"Knightsune"
etichetta
Autoproduzione
Anno

LINE-UP:
Víctor "Kendoru" Alcalá – Vocals
Diego "Alas" Alastruey – Guitars
Víctor V. Gairhald – Guitars
Carlos Vicente – Bass
Rubén Castrillo – Drums

TRACKLIST:
01. Fill the void
02. The curse of London
03. Of fire and faith
04. The hollow act
05. Burn the witch
06. Yesterday again
07. Me
08. Tidal waves
09. The flying Dutchman
10. Distant shores

opinioni autore

 
Knightsune, si può fare molto meglio 2021-03-06 10:37:03 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Marzo, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Knightsune: un nome nuovo da Saragozza in Spagna; si tratta di una band fondata nel 2017 dal chitarrista Diego "Alas" Alastruey e dal bassista Carlos Vicente; questo debut album omonimo, dotato di un artwork alquanto banale (il classico guerriero con armatura e spadone, iper-abusato da qualche decennio), è uscito ad inizio febbraio 2021 come autoproduzione. Ed, appunto, per essere un disco autoprodotto, devo dire che è registrato davvero bene, dato che tutti gli strumenti si distinguono perfettamente (avrei solo alzato un po’ il volume del basso che trovo un po’ relegato in sottofondo). Il genere suonato dagli spagnoli è un classicissimo power metal ispirato alla scuola nord-europea (primi Nocturnal Rites, primissimi Mob Rules), con qualche tocco di heavy classico di reminiscenze Irons (soprattutto nelle parti soliste delle chitarre). Un sound quindi lontano dall’essere ricercato o originale, ma di sicuro orecchiabile e catchy. Ciò nonostante qualcosa non convince pienamente per poter raggiungere quanto meno la sufficienza. Mi riferisco alla voce del singer Víctor "Kendoru" Alcalá che non mi ha conquistato per nulla: poco espressivo e soprattutto con un’estensione vocale non eccelsa, va bene che non tutti possono essere come il compianto Andre Matos, ma qui i limiti sono abbastanza evidenti. E per un genere come il power, una voce squillante, potente ed acuta è semplicemente indispensabile; oltretutto Alcalá non convince nemmeno in quanto ad energia, tanto che sembra ogni tanto si limiti ad “eseguire il compitino” senza metterci passione e voglia di emergere. Non aiuta nemmeno la voce femminile di una sconosciuta ospite (purtroppo non abbiamo informazioni al riguardo) che compare ogni tanto, ad esempio nel brano “Burn the witch”, ma che risulta alquanto anonima e non colpisce in positivo, né impressiona favorevolmente. Dispiace sempre non promuovere una band agli esordi, soprattutto perché musicalmente questi Knightsune ci sanno fare; le chitarre di Diego "Alas" Alastruey e Víctor V. Gairhald ricamano ottime parti soliste, il batterista Rubén Castrillo pesta come un dannato ed il basso di Carlos Vicente pulsa a dovere. Se quindi dal punto di vista strumentale “Knightsune” è un album anche convincente, dal punto di vista canoro non incide come dovrebbe. Rimandati al prossimo disco, sperando che la band spagnola riesca a trovare un cantante migliore, che permetta il salto di qualità.

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