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Carcolh: French Doom Metal Carcolh: French Doom Metal Hot

Carcolh: French Doom Metal

recensioni

gruppo
titolo
The Life and Works of Death
etichetta
Sleeping Church Records
Anno

TRACKLIST:
1. From Dark Ages They Came (08:46)
2. Works of Death (06:48)
3. The Blind Goddess (10:05)
4. When the Embers Light the Way (05:58)
5. Aftermath (06:02)
6. Sepulchre (10:51)

LINE UP:
Quentin Aberne - Guitars
Benoît Senon - Drums
Olivier Blanc - Guitars
Sébastien Fanton - Vocals
Mathieu Vicens - Bass

opinioni autore

 
Carcolh: French Doom Metal 2021-03-06 17:48:27 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.0
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    06 Marzo, 2021
Ultimo aggiornamento: 06 Marzo, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Non si può certo sostenere che la Francia sia particolarmente prolifica di bands Heavy o Doom degne di nota. A me personalmente, a parte i Trust (per intenderci, la prima band di Nicko Mc Brain) non me ne vengono in mente altre; ma sarà dovuto a mia ignoranza in materia. Direttamente da Bordeaux - che, in quanto a tradizione vinicola, non ha certo bisogno di presentazioni - ci giungono questi doomsters, reduci da un primo full-length niente male come "Rising Sons of Saturn" datato 2018.
Diciamo subito che si tratta di un lavoro assolutamente pregevole, all'altezza degli standard qualitativi del settore dark/doom/sludge. Non è dato sapere se il nome del combo d'Oltralpe derivi o meno dal personaggio Gast Carcolh della saga di Dragon Ball, un gigantesco mollusco dalla forza impressionante, bandito dalla galassia (secondo alcuni) a cagione di una serie di malefatte della peggior specie; ma,anche in questo caso, preferisco esimermi e far ulteriore professione di ignoranza (anche perché troppo grande di età per seguire la saga di cui sopra...). Da rimarcare la scelta, a mio modesto avviso coraggiosa, di optare per un singing "pulito", effettivamente l'unico in grado di esprimere in maniera efficace i sentimenti angosciosi tipici del genere. Ed angoscioso, è l'aggettivo che più si attaglia al sound della band transalpina. Le cadenze sono degne delle migliori processioni funerarie, da vero e proprio de profundis, permeate da una mestizia che si può tagliare con il coltello, per quanto è profonda. Profonda come gli abissi di pessimismo in cui questo cd è in grado di catapultarci ineluttabilmente. Ispirati e di spessore risultano gli assoli, mai invasivi e ben centellinati lungo tutto l'arco della cadaverica fatica dei cinque girondini. Il miglior brano, a mio avviso, è "The Blind Goddess" (che è anche il più lungo, con i suoi oltre 10 minuti di sofferenza), mentre azzeccato risulta l'inserto delle keyboards nel finale di "Aftermath"; l'ultima traccia, guarda caso, si intitola "Sepulchre": infatti, questo tragitto nei meandri della malinconia non poteva che terminare deponendoci delicatamente nel freddo sepolcro per l'inesorabile, eterno riposo.

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