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Moonspell: Nuovamente in modalità eterea Moonspell: Nuovamente in modalità eterea

Moonspell: Nuovamente in modalità eterea

recensioni

gruppo
titolo
Hermitage
etichetta
Napalm Records
Anno

Tracklist:
1. The Greater Good
2. Common Prayers
3. All or Nothing
4. Hermitage
5. Entitlement
6. Solitarian
7. The Hermit Saints
8. Apophthegmata
9. Without Rule
10. City Quitter

Line Up:
Fernando Ribeiro – Vocals
Pedro Paixao – Keys, Guitars, Programming
Ricardo Amorim – Guitars/Backing vocals
Aires Pereira – Bass guitars
Hugo Ribeiro - Drums

opinioni autore

 
Moonspell: Nuovamente in modalità eterea 2021-03-26 17:48:23 Gianni Izzo
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    26 Marzo, 2021
Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 2021
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Prendete il concept “1755” è mettetelo da parte. I Moonspell ci hanno ormai insegnato che da parte loro è tutto più che lecito, una volta luciferini, una volta così estremi da non riuscire a ricordarci neanche i loro primissimi lavori a quel livello di cattiveria. Poi rigirano le carte come se niente fosse, scimmiottano l’alternative rock, e ritornano ancora su coordinate che sembrano essere più pop che metal. Ecco, il concept “1755” ci aveva fatto rivedere una metal band che tra alti e bassi, sembrava volersi riprendere il proprio trono nell’extreme metal, come ci avevano già provato anni primi del buonissimo “Extinct”. Invece, niente di più sbagliato, ai Moonspell non frega niente di queste cose, e quindi se ne escono con un singolo che ammetto mi ha lasciato molto freddo, esteticamente ineccepibili, una sorta di Pink Mode, o Depeche Floyd se vi aggrada di più, una canzone super melodica, super soffusa, piena di ottimi assoli a la Gilmour, semi acustica, troppo prolissa, se “Hermitage” fosse stato tutto così, mi sarei addormentato sicuramente.
E’ vero, “Hermitage” è un album indiscutibilmente melodico, poco metal, attento al decadentismo musicale, alla sofferenza, alla malinconia, una musica rarefatta nella quale i Moonspell non scordano che dopotutto sono i fautori di “Irreligious”, quindi accanto all’eterne clean vocals, talvolta un po’ piatte, accanto alle chitarre acustiche, percussioni, i portoghesi qualche growling azzeccatissimo te lo sbattono in faccia, qualche coro gotico di quelli belli pompati te li mettono e ti solleticano il palato, ti dicono: “Si "Hermitage" non sarà un album metal, ma noi siamo ancora i Moonspell”. E quindi noi ce lo godiamo questo disco, perché a parte qualche calata di tono, a parte qualche sonnecchiata qua e la, di qualità ce n’è tanta, all’altezza proprio di quel “Extinct” che non mi dispiacque affatto, lontano da quell’ “Alpha Noir” che invece lasciò il tempo che trovava per la voglia di dividere l’anima della band in due parti ben distinte, che toglievano un po’ di qua e di la, senza riuscire a puntare al centro. “Hermitage” non sarà il disco dell’anno, ma ascoltatevi l’opener, “Common Prayers”, la stessa title-track, fino alle sperimentazioni elettroniche ma ben equilibrate verso la fine del disco. I Moonspell le cose le sanno fare dopo tutti questi anni di carriera, “Hermitage” sarà un disco dark rock e non metal? Ok, ma migliore del durissimo “1755” che aveva degli ottimi strali ma anche delle bruttezze inaudite.

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