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Nùmenor: L'antipasto di "Draconian Age" con Hansi Kursch Nùmenor: L'antipasto di "Draconian Age" con Hansi Kursch Hot

Nùmenor: L'antipasto di "Draconian Age" con Hansi Kursch

recensioni

gruppo
titolo
Make The Stand
etichetta
Elevate Records
Anno

Tracklist:
1. Make The Stand (Ft. Hansi Kursch)
2. Where Battle Rages On
3. Dragon Of Erebor
4. Valhalla

Line Up:
Srđan “Sirius” Branković – chitarra e basso
Despot Marko Miranović – voce
Marko Milojević – Batteria
Mladen Gošić – Tastiera
Željko Jovanović – Voce

opinioni autore

 
Nùmenor: L'antipasto di "Draconian Age" con Hansi Kursch 2021-03-27 17:36:49 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    27 Marzo, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Breve antipasto del nuovo album dei serbi Nùmenor che si intitolerà “Draconian Age”, questo “Make The Stand” ci presenta come piatto principale, non so se lo avete riconosciuto dalla copertina????? Spero di si, la power metal song che dà il nome al disco, soprattutto perché c’è l’ospite d’onore Hansi Kursch a duettare con il gruppo.
Vi ricordiamo, che i Nùmenor, non sono certo una band che ha mai voluto nascondere i suoi riferimenti musicali e non, dalla letteratura fantasy, al power symphonic dei Blind Guardian e Rhapsody, fino al symphonic più estremo, stile Dimmu Borgir. Queste sono le coordinate in cui si sono sempre mossi, e così continua il loro cammino.
La title-track è molto stuzzicante, unione tra il growling ed il metal estremo con l’inconfondibile voce di Hansi e le melodie a la Blinds sono azzeccatissime. Tra i brani troviamo anche una discreta cover proprio di “Valhalla” dei Blind Guardian, che va a chiudere il dischetto, meno irruente dell’originale, con un arrangiamento che dà più respiro alle melodie sinfoniche che allo speed dell’originale, ma davvero ben fatta, con un ottimo finale pianistico che non ti aspetti.

“Where Battle Rages On” lascia il tempo che trova, mentre i nostri ci ripropongono la loro bella “Dragon Of Erebor”, contenuta originariamente in “Sword And Sorcery”, in una versione svecchiata e una produzione migliorata.

Purtroppo proprio la produzione però, sicuramente più professionale rispetto al passato, non riesce ancora a stare al passo con i tempi. Ma tutto sommato non possiamo lamentarci, chissà che “Draconian Age” non ci stupisca con qualche altra manciata di brani nel più classico stile fantasy della band, tra black e power sinfonico. Staremo a vedere.

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