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Gli Imperia si riconfermano fra i migliori nel symphonic metal!!! Gli Imperia si riconfermano fra i migliori nel symphonic metal!!! Hot

Gli Imperia si riconfermano fra i migliori nel symphonic metal!!!

recensioni

gruppo
titolo
The Last Horizon
etichetta
Massacre Records
Anno

Tracklist:
1. Dream Away
2. Starlight
3. To Valhalla I Ride
4. Flower and the Sea
5. Blindfolded
6. While I Am Still Here
7. Only a Dream
8. Where Are You Now
9. I Still Remember
10. Dancing
11. My Other Half
12. One Day
13. I Send You my Love
14. Let Down (piano version) 

Line up:
Helena Iren Michaelsen - vocals
Jan Örkki Yrlund - guitars
Gerry Verstreken - bass
Merijn Mol - drums

opinioni autore

 
Gli Imperia si riconfermano fra i migliori nel symphonic metal!!! 2021-03-29 13:54:20 ENZO PRENOTTO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    29 Marzo, 2021
Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Se ci si riflette su, verrebbe da pensare a cosa sarebbero oggi gli Epica se, anziché Simone Simons, ci fosse la singer degli Imperia Helena Iren Michaelsen. Ciò non è un caso in quanto nella prima incarnazione degli Epica, che si chiamavano inizialmente Sahara Dust, c’era proprio Helena (ed il batterista storico degli stessi Imperia) che ha continuato per la sua strada in maniera forse meno popolare, eppure i risultati qualitativi premiano ancora una volta lei soprattutto con il nuovo disco "The Last Horizon", che segue di appena due anni il bellissimo "Flames of Eternity". Ancora una volta il symphonic metal è sempre preponderante e viene diviso in due CD cercando di alzare il tiro e provando a piazzare l’opera più imponente della loro carriera. Da segnalare prima di tutto la presenza del nuovo batterista Merijn Mol, in sostituzione dello storico Steve Wolz, che dona un’impronta più solida e forsennata mentre come special guests compaiono Henrik Perelló (Finnish National Opera Orchestra) al violino e il chitarrista John Stam in un assolo di rara bellezza (nella fantastica “Only a Dream”).

In questo recente disco la band ha deciso di proseguire la via sinfonica riconfermando quindi quanto fatto di buono in passato ma inserendoci anche dei piccoli tocchi evolutivi. La componente orchestrale è, forse, ancora più massiccia ed arricchisce le composizioni in molte occasioni come l’opener “Dream Away” (che richiama i vecchi Nightwish), l’epica “While I Am Still Here” con i suoi crescendo emozionali o la traccia a due facce “Blindfolded” piena di stratificazioni vocali ed un ottimo bilanciamento fra rasoiate metalliche e pacatezza che sfociano in una maestosa cavalcata power metal nel finale. La bionda vocalist si riconferma ancora una volta cantante di razza spaziando continuamente di tono e stile senza perdere un briciolo di credibilità con grinta costante ed un lavoro sempre certosino sulle melodie. A tal proposito si ascoltino “Where Are You Now” con il suo esplosivo pathos o le atmosfere battagliere dell’epic/viking di “To Valhalla I Ride” (che si ispira molto ai Leaves’ Eyes), ma anche nella coinvolgente “Starlight” con quelle melodie fantasy/folk di facile presa; va segnalata anche l’impronta quasi rock della fantastica “One Day”, con quelle sinfonie da pelle d’oca. Seppure l’originalità non sia così preponderante le canzoni sono molto variegate, piene di dettagli e suonate da dei musicisti preparati che non vanno mai oltre certi limiti ma utilizzano la padronanza tecnica per creare qualcosa di speciale. A tal proposito, oltre alla già citata sezione ritmica, la chitarra di Jan "Örkki" Yrlund fa ancora un lavoro notevole sia per esecuzione che per idee costruendo bellissime melodie, riffs metallici devastanti (“Flower and the Sea”) o lanciandosi in mood arabeggianti (“Dancing”) come pure nel prog metal della dinamica “I Still Remember”. Rispetto ai colleghi Epica, gli Imperia preferiscono brani più quadrati e diretti che quelli più elaborati ma senza dimenticare la sperimentazione che esce nell’elettronica sognante dell’interessante “I Send You My Love” o nel prog rock sinfonico modello Everon nell’epicità contagiosa della ballad intimista “My Other Half”. Non ci sono mai cali di tensione e non emerge mai la sensazione di ripetizione o che si ascolti “la solita band di metal sinfonico” in quanto la qualità è davvero alta che si apprezzi il genere o meno.

Un altro centro che supera il predecessore inserendoci un pizzico di varietà in più ed invogliando all’ascolto in maniera ripetuta per coglierne ogni dettaglio. Da avere!

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