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Che è successo agli Odd Dimension? Che è successo agli Odd Dimension? Hot

Che è successo agli Odd Dimension?

recensioni

titolo
The Blue Dawn
etichetta
Scarlet Records
Anno

Tracklist:
1. Mission N°773
2. Landing on Axtradel
3. The Invasion
4. Escape to Blue Planet
5. Solar Wind
6. Life Creators
7. The Blue Dawn
8. Sands of Yazukia
9. Flags of Victory
10. The Supreme Being

Line up:
Jan Manenti - vocals
Gianmaria Saddi - guitars
Gigi Andreone - bass
Gabriele Ciaccia - keyboards
Marco Lazzarini - drums

opinioni autore

 
Che è successo agli Odd Dimension? 2021-03-29 14:12:22 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    29 Marzo, 2021
Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 2021
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Fare delle scelte importanti non è semplice per nessuno e spesso si può cadere in trappola e prendere la direzione sbagliata senza magari rendersene conto. Gli italiani Odd Dimension sono spariti per parecchio tempo dopo aver dato alle stampe due piccoli gioiellini come lo sperimentale "Symmetrical" ed il più intelligente "The Last Embrace to Humanity". Ben otto anni sono passati e finalmente il quintetto prog/power metal di Alessandria torna sulla scena con questo nuovo concept album dai tratti fantascientifici, "The Blue Dawn", che vede importanti novità soprattutto a livello di formazione date due defezioni non da poco, ossia l’abbandono dello storico singer Manuel Candiotto e anche del batterista Federico Pennazzato. In più ci sono alcuni ospiti speciali come Derek Sherinian e Roberto Tiranti. Ciò ha portato una ventata strana nella musica del gruppo confinandolo in un limbo molto pericoloso che potrebbe essere un bene ma anche un male se non si saprà che direzione prendere.

Il disco potrebbe essere suddiviso in due parti, una più riuscita e l’altra molto meno. A fine ascolto il sottoscritto non sapeva se essere arrabbiato o deluso per via delle scelte molto discutibili intraprese dai musicisti ma si andrà con ordine. Le prime cinque tracce (anche se “Solar Wind” è più un intermezzo) sembrano prese dal manuale del perfetto prog metaller. E’ da anni che la band si ispira a Dream Theater e Symphony X ma non in maniera così spudorata. Tastieroni prog simil-futuristici alla velocità della luce, assolo, schitarrate metalliche, i consueti giochi di batteria, riffing serrati di chitarra; tutto viene condensato in brani davvero iper-derivativi come “Landing on Axtradel” (le vocals del nuovo cantante Gianbattista “Jan” Manenti paiono clonate da Russell Allen) o la disastrosa “The Invasion”, in cui la sensazione di già sentito diventa davvero fastidiosa a causa delle continue citazioni ad altre bands come i Liquid Tension Experiment ed è un peccato perché ci sono molte belle intuizioni di chitarra come pure di grandi assolo ad opera del talentuoso Gianmaria Saddi, musicista davvero preparato. La situazione peggiora con l’eterea “Escape to Blue Planet”, che partirebbe anche bene per poi puntare di nuovo sui cliché del prog metal classico scopiazzando di nuovo i Symphony X. I limiti di sopportazione vengono sorpassati con l’incasinata “Life Creators”, colma fino all’orlo di intrecci strumentali a tutta velocità che paiono più dimostrazioni di tecnica che qualcosa atto ad emozionare o per lanciare un qualche tipo di messaggio. All’improvviso succede l’inaspettato e con la title-track “The Blue Dawn” la band si sveglia clamorosamente e comincia a fare sul serio, tutto funziona bene grazie a massicci inserti metallici ed un approccio chitarristico finalmente fresco (peccato per l’infinito ed inutile assolo di tastiere), proseguendo poi con episodi più semplici come la quadrata “Flags of Victory” e la micidiale “The Supreme Being”, con quel riff durissimo e i cambi di atmosfera finalmente convivono. Il top è forse raggiunto dalla bellissima “Sands of Yazukia”, piena di arrangiamenti orchestrali, una gran voce femminile ed un continuo turbine di prog metal imbizzarrito impreziosito da melodie potenti di ampio respiro. Non si sa bene come mai ci sia questa tremenda disparità qualitativa ma purtroppo le conseguenze non sono così positive e dispiace perché la cura per i dettagli c’è sempre, la tecnica e la professionalità anche ma le idee scarseggiano tristemente facendo crollare una carriera che fino ad ora era sempre stata in crescendo.

Qualcosa non è andato per il verso giusto. Magari è solo un passo falso e stavolta ci si salva grazie alla professionalità della band. Ma nel prossimo album non si perdonerà più…

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