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Nuovi brillanti esponenti del prog: debutto per i White Void! Nuovi brillanti esponenti del prog: debutto per i White Void! Hot

Nuovi brillanti esponenti del prog: debutto per i White Void!

recensioni

titolo
Anti
etichetta
Nuclear Blast
Anno

Tracklist:
1. Do. Not. Sleep.
2. There Is No Freedom but the End
3. Where You Go, You’ll Bring Nothing
4. The Shovel and the Cross
5. This Apocalypse Is For You
6. All Chains Rust, All Men Die
7. The Fucking Violence of Love
8. The Air Was Thick with Smoke

Line-up:
Lars Are Nedland - vocals, keyboards
Eivind Marum - guitars
Vegard Kummen - bass
Tobias Solbakk - drums

opinioni autore

 
Nuovi brillanti esponenti del prog: debutto per i White Void! 2021-03-29 14:21:05 ENZO PRENOTTO
voto 
 
4.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    29 Marzo, 2021
Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 2021
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Lars Are Nedland è uno di quei musicisti che ama quello che fa e lo si può constatare tramite tutti i progetti in cui è stato coinvolto nel suo percorso musicale: Borknagar e Solefald, per fare due nomi fra i più conosciuti. Dato quindi che a mr. Nedland non piace stare con le mani in mano, ha deciso di fondare un nuovo progetto musicale avvalendosi di tre personaggi estremamente interessanti, ovvero Tobias Solbakk (batterista live di Ihsahn), il produttore di musica elettronica Vegard Kummen (bassista e addetto ai synth per gli interessanti Vian) ed il variopinto chitarrista Eivind Marum. Da questa unione di forze nascono i White Void, che con questo debutto intitolato "Anti" intraprendono la dura scalata all’affermazione musicale nel terribile mercato discografico odierno. Non ci si aspetti però un lavoro prettamente metal, ma qualcosa di molto differente che attinge da molteplici fonti sonore.

Le otto composizioni che compongono il disco sono davvero colme di dettagli e potrebbero rivaleggiare con gli Iotunn per il podio di miglior album prog senza esserlo. Il buon Lars si riconferma anche in questa occasione compositore di caratura elevata, oltre che ottimo cantante la cui voce cristallina e potente riesce ad impreziosire i numerosi cambi umorali dell’album. La scelta dei musicisti si è poi rivelata azzeccata ottenendo un effetto pazzesco sia nella sezione ritmica tonante e fantasiosa (l’hard rock sanguigno della settantiana “The Shovel and the Cross” fra fragori metallici, accelerate rock’n’roll e assolo a profusione), che nelle interessanti parti elettroniche che richiamano sia la new wave che certo synth pop (la frizzante “The Air Was Thick with Smoke”, con una meravigliosa coda psichedelica molto visionaria), per non parlare del lavoro chitarristico davvero impressionante che funge da catalizzatore innalzando il valore complessivo sia nelle ritmiche che negli assolo (il gran finale della veloce “This Apocalypse Is for You”). Le sonorità viaggiano continuamente innescando nella mente dell’ascoltatore una sorta di viaggio dalle mille atmosfere; si passa dal progressive rock di “All Chains Rust, All Men Die”, ad ossessioni velenose nei giri cupi di “There Is No Freedom But The End”, arrivando poi ai riffs blues spacca montagne di “Do.Not.Sleep” (in perenne bilico tra Deep Purple, bassi micidiali e sperimentazione), senza che nulla venga forzato e che l’ascoltatore non perda mai la bussola. L’abilità e la maestria del quartetto sono da fuoriclasse e lo si evince dalle rimanenti tracce che rappresentano forse i punti più alti. Riff fumosi e melodie epiche fungono da base per la splendida “Where You Go, You'll Bring Nothing”, in cui voci eteree e sognanti fanno da controparte a cambi di tempo armonici, arpeggi pregni di malinconia e ritmiche schizzate. L’altra gemma è rappresentata da “The Fucking Violence of Love”, in cui la chitarra di Eivind fa letteralmente faville con il suo mood sporco che poi esplode in una cavalcata hard micidiale con delle stratificazioni di suono imponenti e muri di suono fiammeggianti, in cui ad ogni secondo può capitare qualcosa. Alla fine dell’ascolto si è quasi tramortiti da cotanta bellezza e necessitano molti ascolti per rendersi conto di quante cose possano essere colte ogni volta che si riparte dall’inizio. I White Void riescono nel difficile compito di far convivere il prog del passato con le derive più moderne senza cadere nel tranello della tecnica fine a sé stessa come purtroppo molti colleghi fanno.

Una nuova luce nel buio mondo della musica che sicuramente illuminerà coloro che riusciranno a coglierla. Killer album!!!

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