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Il ritorno degli Unflesh con un disco seriamente interessante Il ritorno degli Unflesh con un disco seriamente interessante Hot

Il ritorno degli Unflesh con un disco seriamente interessante

recensioni

gruppo
titolo
Inhumation
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: U.S.A.

GENERE: Melodic Technical Death Metal

FFO: Arsis, The Black Dahlia Murder, Dissection, Necrophagist, Necrophobic, Beyond Creation

LINE UP: 
Ryan Beevers - Vocals, Guitars, Acoustic Guitars, Orchestrations
Orin Hubbard - Bass Guitar
Jeff Saltzman - Drums

TRACKLIST:
1. Behold Nightfall [02:21]
2. Vast Forest of Impaled Cadavers [05:21]
3. To Renounce Flesh and Blood [05:27] =ASCOLTA=
4. Inhumanation [07:21]
5. Amongst Horrors Must I Dwell [06:37] =ASCOLTA=
6. Holocaust of Stars [04:42] =ASCOLTA=
7. The Sepulchral Depths [05:28]
8. Dehumanized Legion [09:01
Running time: 46:18

opinioni autore

 
Il ritorno degli Unflesh con un disco seriamente interessante 2021-04-02 16:26:42 Oneiros
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Oneiros    02 Aprile, 2021
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Cinque anni dopo l'uscita del loro EP di debutto e tre dopo "Savior", gli Unflesh tornano alla carica con "Inhumation", un album tanto dritto e completo da far sorgere immediatamente spontanea una domanda: com'è possibile che questi tre gentiluomini di Portsmouth, New Hampshire non abbiano ancora un'etichetta a supportarne il lavoro?

Dietro i quarantasei minuti di "Inhumation" non è affatto difficile vedere l'ombra di band come Arsis e The Black Dahlia Murder, specialmente sul fronte delle scelte ritmiche; questo non lascia completamente sorpresi, essendo gli arrangiamenti di batteria opera di Jeff Saltzman, in forza agli Aversed e agli Allegaeon dal vivo — ergo, non l'ultimo degli stronzi. A questo si aggiunge l'ottimo lavoro del cantante e chitarrista Ryan Beevers, capace di dare un tocco anche parzialmente black (di stampo svedese) al sound degli Unflesh, altrimenti ancorati saldamente al tech-death come partorito dalla mente di Schuldiner e filtrato per il moderno approccio di band come Necrophagist e Beyond Creation. Le linee di basso di Orion Hubbard, ispirate e adatte in ogni contesto, non fanno che corroborare questa affermazione. L'accostamento di queste, unite alle ritmiche e ai passaggi intricati di chiara estrazione death, alle oscure melodie ispirate da Dissection e Necrophobic rende le otto tracce incluse nel disco estremamente godibili e, più di ogni altra cosa, crea un'atmosfera di fondo uniforme e coinvolgente. Tuttavia non è la sola somiglianza con altri gruppi e sonorità a fare della prova in questione un buon album.

La durata mediamente contenuta dei singoli brani vale al secondo disco dei Nostri un altro punto. Passando dai due minuti per l'apripista "Behold Nightfall" ai nove della conclusiva "Dehumanized Legion" e tenendosi intorno ai cinque-sei nei restanti episodi, la scaletta di "Inhumation" si presenta come ben bilanciata, pur conservando elementi stereotipici per il genere come la prima traccia introduttiva e il classico pezzone più articolato in chiusura. Inoltre, anche dal punto di vista grafico questo disco ha fatto centro; l'artwork di Junki Sakuraba in copertina racchiude appieno le sensazioni che scaturiscono dall'ascolto della proposta e calano da subito l'ascoltatore nel mindset giusto per approcciarsi al disco. L'ispirazione, come detto, non manca e i riferimenti cardine ci sono tutti, per cui la domanda fatta in apertura persiste: com'è possibile che gli Unflesh non abbiano ancora un'etichetta?

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