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Avaland, un buon debutto che poteva essere ancora migliore Avaland, un buon debutto che poteva essere ancora migliore Hot

Avaland, un buon debutto che poteva essere ancora migliore

recensioni

gruppo
titolo
"Theater of sorcery"
etichetta
Rockshots Records
Anno

LINE-UP:

Adrien G. Gzagg: Vocals, Keyboards and Orchestrations
Christophe Feutrier: Guitars
Lucas Martinez: Guitars
Camille Souffron: Bass
Léo Mouchonay: Drums

Guests/Characters:
Adrien G. Gzagg is Adam Wilstorm
Zaher Zorgati is Adam’s Inner Voice
Jeff Kanji is Jacob Reiser, Adam’s Best Friend
Heli Andrea is Solveig Elweiss
Emmanuelson is The Master Of Sorcery
Zak Stevens is The Storyteller, appearing from the past
Ralf Scheepers  is Aloïsius Jestens, King Of Avaland
Madie is The Guardian Angel

Guests Guitars:
Ricky Marx (on track 1)
Stephan Forté (on track 2)
Ayman Mokdad (on track 7)
Virgile (on track 11)

Choirs and Back Vocals:
Adrien G. Gzagg, Chris Feutrier, Leo Mouchonay, Emmanuelson, Jeff Kanji, Heli Andrea, Yves Campion, Cara

TRACKLIST:
1. Theater of sorcery (feat. Emmanuelson)
2. Gypsum flower (feat. Scheepers/Emmanuelson/Zorgati)
3. Let the wind blow (feat. Zorgati/Heli/Kanji)
4. Storyteller (feat. Zak Stevens)
5. Escape to paradise (feat. Zorgati/Kanji)
6. Holy kingdom of fools (feat. Jeff Kanji)
7. Never let me walk alone (feat. Madie)
8. Deja-vu (feat. Emmanuelson)
9. I’ll be ready for your love (feat. Heli Andrea)
10. War of minds (feat. Zorgati/Madie)
11. Rise from the ashes (feat. Zorgati/Madie/Stevens/Heli/Kanji/Emmanuelson/Scheepers)

opinioni autore

 
Avaland, un buon debutto che poteva essere ancora migliore 2021-04-04 09:15:31 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    04 Aprile, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Avaland è la creatura del talentuoso musicista francese Adrien G. Gzagg; è stato lui, infatti, ad ideare il concept di questa che egli stesso ha definito una “metal opera”, a scrivere testi e musiche ed anche a cantare assieme ad una lunga serie di ospiti internazionali, fra cui spiccano i grandissimi Zak Stevens e Ralf Scheepers. Accanto ad Adrien, ci sono poi diversi suoi amici musicisti che si sono occupati di suonare gli altri strumenti. Il risultato è questo “Theater of sorcery”, debut album di quasi 63 minuti divisi in 11 tracce, presentato da un artwork accattivante realizzato dall’artista Lilou Desonges. Il sound è fondamentalmente un symphonic power, soprattutto nella prima parte dell’album, mentre nella seconda parte annotiamo un certo ammorbidimento di fondo che in alcuni passaggi strizza l’occhio all’hard’n’heavy. Ma in questa “metal opera”, quasi come in un’opera lirica, la musica fa sostanzialmente da contorno e da accompagnamento alle voci, che sono le vere protagoniste del lavoro; le chitarre non sono molto in evidenza, il riffing non è così incisivo come dovrebbe e le parti soliste non sono memorabili; il basso è fin troppo spesso sacrificato in sottofondo e si fa notare raramente. Fortunatamente la batteria dell’ottimo Léo Mouchonay detta spesso un ritmo bello frizzante e veloce, mentre le tastiere del leader, come è normale che sia, sono l’altro strumento protagonista nel sound, anche se le parti sinfoniche dovrebbero avere maggiore spessore. A costo di essere ripetitivo, però, sono le voci ad avere quasi sempre un ruolo più che determinante rispetto agli strumenti, anche per via di una produzione che sembra metterle ad un volume maggiore quasi a voler concedere un superiore risalto. Se nella prima parte, oltre alla title-track, troviamo pezzi power molto piacevoli, come la frizzante “Gypsum flower”, “The storyteller” con un grande Zak Stevens, e la ritmata “Escape to paradise”; nella seconda parte, invece, , fatta eccezione per la sola ed ottima “War of minds”, la proposta si ammorbidisce un po’ troppo e non ha la stessa efficacia ed incisività (mi riferisco soprattutto all’accoppiata “Never let me walk alone” e “Deja-vu”, ma anche alla conclusiva “Rise from the ashes”, salvata comunque dal frizzante drumming). A livello di testi, come era immaginabile, ci troviamo davanti ad un concept che narra la storia di un giovane mago, Adam Wilstorm (naturalmente interpretato dal leader del gruppo), e delle sue vicissitudini per salvare il regno di Avaland. Si tratta di un debut album e, come tale, le varie ingenuità sono anche comprensibili, per il futuro servirà dare sicuramente maggiore risalto alle chitarre ed, in genere, scegliere una strada definitiva perché, se si vuole suonare symphonic power, bisogna farlo con decisione e maggiore incisività. Ciò non toglie che comunque “Theater of sorcery” è indubbiamente un buon album che mette in mostra una band di talento come questi Avaland, in grado sicuramente di fare anche di meglio in futuro!

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