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Non il solito Progressive Death nel buonissimo debut album dei Moral Collapse Non il solito Progressive Death nel buonissimo debut album dei Moral Collapse

Non il solito Progressive Death nel buonissimo debut album dei Moral Collapse

recensioni

titolo
Moral Collapse
etichetta
Subcontinental Records
Anno

PROVENIENZA: India 

GENERE: Progressive Death Metal 

FFO: Necrophagist, Obscura, Gorod, Gorguts, Artificial Brain, Death 

LINE UP: 
Arun Natarajan - vocals, guitars, bass 
Sudarshan Mankad - guitars 
Hannes Grossmann - drums (session) 

TRACKLIST: 
1. Anechoic [01:04]
2. Abandoned Rooms of Misspelled Agony [06:26] 
3. Your Stillborn Be Praised [04:29] 
4. Suspension of Belief [03:44] =VIDEO= 
5. Vermicularis (Interruption) [02:11] 
6. Sculpting the Womb of Misery [04:23] 
7. To the Blind, All Things Sudden [04:22] 
8. Denier of Light [04:52] =ASCOLTA= 
9. Trapped Without Recourse (Rumination) [04:36] 

Running time: 36:07 

opinioni autore

 
Non il solito Progressive Death nel buonissimo debut album dei Moral Collapse 2021-04-06 14:32:44 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    06 Aprile, 2021
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E' un debutto assoluto - se non contiamo giusto un singolo - quello degli indiani Moral Collapse, band nata dalla mente di Arun Natarajan degli Eccentric Pendulum, a cui poi si è unito il chitarrista degli Infamy Sudarshan Mankad, e che si avvalgono in questo album omonimo rilasciato da Subcontinental Records della preziosa collaborazione dietro le pelli di Hannes Grossmann (Alkaloid, ex-Obscura, ex-Necrophagist, ex-Hate Eternal). Chi ha avuto modo di ascoltare gli Eccentric Pendulum avrà già familiarità con il songwriting di Arun, musicista talentuosissimo che anche in questo nuovo progetto mette in mostra tutte le sue innate doti tecniche; quello dei Moral Collapse è infatti un Progressive Death dall'impatto quanto mai diretto, in cui l'influenza di gruppi come Necrophagist, Obscura, Artifical Brain e Gorguts è messa al servizio delle doti scrittorie del cantante/chitarrista/bassista di Bangalore. Una grossa differenza tra quest'opera prima dei Moral Collapse ed altre dello stesso genere, è data, come dicevamo, dall'impatto più diretto: il trio infatti, nonostante le doti non manchino affatto non cerca mai il tecnicismo fine a sé stesso, cosa questa che va a ripercuotersi in un lotto di brani che non sforano mai eccessivamente nel minutaggio ed in cui non manca una sana dose di violenza sonora. A parte una produzione sontuosa, le ottime vocals dell'artista indiana sono ottimamente supportate tanto dal drumming chirurgicamente perfetto del session tedesco, quanto dall'ottimo feeling di Natarajan e Mankad alle chitarre: è proprio il lavoro delle due asce la cosa che maggiormente impressiona in questo debut album: nonostante i due siano insieme in questo progetto solo dallo scorso anno e provengano da due bands differenti, si ha come la sensazione di avere davanti due chitarristi che lavorano insieme da anni. Prova ne è la grandiosa "Suspension of Belief", strumentale capace di colpire persino chi come il sottoscritto non sopporta più di tanto i brani strumentali. Il resto della tracklist di certo non è da meno, con pezzi come la lunga "Abandoned Rooms of Misspelled Agony", la martellante "Your Stillborn Be Praised" e l'accoppiata verso la fine formata da "To the Blind, All Things Sudden" e "Denier of Light" che sanno come affondare e lasciare l'ascoltatore piacevolmente impressionato.
Con il debutto omonimo dei Moral Collapse siamo avanti a un album che a tratti sa essere quasi impressionante e molto si deve, supponiamo, al songwriting particolarmente ispirato del mastermind Arun Natarajan, che accompagnato in questa nuova avventura da due musicisti di tutto rispetto riesce a tirare fuori un disco molto, molto interessante.

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