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Il requiem a Dy'th secondo Esoctrilihum Il requiem a Dy'th secondo Esoctrilihum Hot

Il requiem a Dy'th secondo Esoctrilihum

recensioni

titolo
Dy'th Requiem For The Serpent Telepath
etichetta
I, Voidhanger Records
Anno

PROVENIENZA: Francia

GENERE: Black Metal

LINEUP:
Asthâghul - guitars, bass, drums, synth, violin, piano, throat

TRACKLIST:
Part I - Serpentine Lamentations of Death
1. Ezkikur (6:29)
2. Sahln (7:35)
3. Tyurh (7:06)
Part II - The Secret Doctrines of Transmigration
4. Baahl Duthr (6:02)
5. Αgakuh (7:07)
6. Eginbaal (7:12)
Part III - The Scarlet Flame of Transfiguration
7. Dy'th (7:12)
8. Craânag (5:02)
9. Zhaïc Daemon (5:30)
Part IV - Methempsychosis of the Grand Telepath
10. Nominès Haàr (7:42)
11. Xuiotg (7:24)
12. Hjh'at (3:30)

Running Time: 01:10:39

opinioni autore

 
Il requiem a Dy'th secondo Esoctrilihum 2021-05-22 08:38:38 Oneiros
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Oneiros    22 Mag, 2021
Ultimo aggiornamento: 22 Mag, 2021
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Approcciarsi agli Esoctrilihum è... Una sfida. I fans del progetto del solo quanto sconosciuto Asthâghul lo sanno bene, i neofiti lo scopriranno in men che non si dica: la proposta del progetto francese lo è, e non può non essere altrimenti. Tentare di definirla appieno a parole, sperando che queste riescano a coglierne tutte le sfumature e risultino in una descrizione totale e accurata, è utopia, perché dietro la produzione di "Dy'th Requiem For The Serpent Telepath" — come quella di qualsiasi altra opera firmata nell'ultimo lustro dal titano d'Oltralpe — si nasconde una Shangri-La di orrori indescrivibili e meraviglie psicotrope.

I settanta minuti del sesto album della creatura di Asthâghul riprendono ancora una volta il delirante discorso intriso di misticismo e passione per l'occulto lasciato in sospeso dal suo predecessore — in questo caso, l'apprezzatissimo "Eternity Of Shaog" (I, Voidhanger Records, 2020). Ancora una volta in collaborazione con l'etichetta nostrana più attenta agli estremismi meno consueti, ancora una volta seguendo quegli stilemi che ormai sono il marchio di fabbrica degli Esoctrilihum, "Dy'th Requiem For The Serpent Telepath" si presenta all'ascoltatore con una copertina meno concettualizzata e più vibrante delle precedenti, a mio avviso, opera dell'artista slovacca Dhomth — autrice anche degli artwork di "Apotheosis" (I, Voidhanger Records, 2020) degli Ars Magna Umbrae e di "Moksha" (Beyond Eyes, 2020) dei Cult Of Fire. Se anche tu sei rimasto di sasso davanti all'illustrazione in copertina, probabilmente il contenuto dell'opera non deluderà le tue aspettative, che tu sia già fan del progetto o meno.

Atmosfere supermassicce e inverosimilmente dense, strati su strati di chitarre lisergiche e rimtiche tanto articolate quanto fuori controllo sono la materia prima sulla quale il cantato ossessivo di Asthâghul si innesta. Dodici mantra, suddivisi in quattro parti, compongono il nuovo rituale di casa Esoctrilihum. "Dy'th Requiem For The Serpent Telepath" si apre con Serpentine Lamentations of Death, le cui prime "Ezkikur" e "Sahln" cementificano il terreno su cui "Tyurh" innalzerà il ponte per la successiva triade. The Secret Doctrines of Transmigration, quindi, procede con la messa in atto dei rituali di apertura dell'orazione abissale ("From your womb a blasphemous being will be born/I am excited by your beauty, and I'm going to kill you/A marriage of putrid favor, in your mouth, for eternity/And when your sumptuous curve reveals the truth to me/I will come to you to finally see your real dead eyes" da "Αgakuh"), mentre è in The Scarlet Flame of Transfiguration, nomen omen, che questi trovano la loro ragion d'essere. Le ritmiche dell'album, col procedere dell'ascolto, si fanno sempre più ossessive, senza che la proposta del requiem di Asthâghul non ceda neppure di un centimetro sul fronte delle tessiture atmosferiche. È così che si arriva all'ultima sezione, Methempsychosis of the Grand Telepath; la chiusura del cerchio è dietro l'angolo, ma questo non significa che sopraggiungerà in maniera meno dolorosa e irruenta rispetto ai momenti precedenti — specialmente quelli delle "offerte" e delle "invocazioni" rituali (parti II e III), il cui ascolto è decisamente molto intenso. "Nominès Haàr" e "Xuiotg" innalzano gli ultimi canti rivolti all'innominabile entità ultracosmica cui Esoctrilihum ha deciso di offrire i suoi omaggi a questo giro, mentre a "Hjh'at", la prova più breve del lotto, spetta il compito di accompagnare l'ascoltatore oltre. Il viaggio estatico è giunto al termine, il trip è finito, e quello che offre la traccia conclusiva è proprio questo, una summa delle sensazioni distorte dell'intera opera, parafrasate in maniera tale da imprimerne a fuoco il ricordo nella memoria emotiva di chi ha esperito l'opera.

C'è pochissimo altro da aggiungere: Asthâghul l'ha rifatto, in meno di 12 mesi si è assicurato di nuovo il nome della sua band tra quelli più in vista dell'anno. "Dy'th Requiem For The Serpent Telepath" finirà nella mia Top10 personale, così come sono certo non mancherà in quella di molti altri apprezzatori del black di questo tipo. Gli amanti delle follie linguistiche, inoltre, apprezzeranno senza dubbio l'uso dell'alfabeto khmer all'interno del booklet dell'opera edita dalla mai troppo applaudita I, Voidhanger. Proverete di certo a decodificarne il senso, l'ho fatto anche io, ma a quanto pare non c'è modo di gettar luce sul fondo di quell'oceano in tempesta che è l'abisso in cui vivono gli Esoctrilihum: l'unica chiave di lettura per l'opera d'arte totale del grande antico francese è la più lucida follia.

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