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Plaguestorm, dall'Argentina sulla scia del Gothenburg Sound Plaguestorm, dall'Argentina sulla scia del Gothenburg Sound

Plaguestorm, dall'Argentina sulla scia del Gothenburg Sound

recensioni

titolo
"Purifying fire"
etichetta
Noble Demon
Anno

TRACKLIST:
1. Evolution towards the edge
2. Back to zero
3. Purifying fire
4. Never Learn
5. You against the world
6. Close to nowhere
7. No farewell
8. Blind and weak
9. Burning paradise
10. Purifying fire (orchestral version)

LINE-UP:
Sebastián Pastor – bass, guitars, drum programming 
Mikael Sehlin - vocals (session)

opinioni autore

 
Plaguestorm, dall'Argentina sulla scia del Gothenburg Sound 2021-06-06 08:23:48 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 06 Giugno, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono passati oltre 25 anni dall’uscita del mitico “The gallery” dei Dark Tranquillity (album che rivoluzionò i miei gusti a metà anni ’90), ma ancora oggi troviamo tanti gruppi che si ispirano a quel disco o che hanno semplicemente imparato a memoria la lezione del gruppo svedese (o dei primi In Flames, degli At The Gates o dei Ceremonial Oath) ripetendo pedissequamente quello che veniva definito “Gothenburg Sound”. Tra questi bisogna sicuramente includere il progetto argentino denominato Plaguestorm, one-man-band fondata nel 2014 dal polistrumentista Sebastián Pastor. Grazie alla label berlinese Noble Demon, il gruppo argentino taglia il traguardo del secondo album, con questo “Purifying fire”, dotato invero di copertina alquanto brutta, e composto da dieci pezzi per poco meno di un’ora di death metal melodico abbastanza canonico ed alquanto privo di inventiva. Il melodic death dei Plaguestorm, infatti, si muove tra il Gothenburg Sound e qualcosina più “plasticoso” tipico dei giapponesi Gyze e, in genere, dei gruppi del Sol Levante. Una discreta produzione penalizza un po’ il rullante della batteria (che ha il classico effetto da fustino del detersivo) e pone un po’ troppo in sottofondo il basso, ma rende affilate come rasoi le chitarre che sono in splendida evidenza e protagoniste del sound, come ricetta vincente del melodic death impone da sempre. Sono circa 20 anni che non amo più visceralmente il melodic death (sostanzialmente dopo “Clayman”, l’ultimo disco degli In Flames che fosse almeno decente), ma ogni tanto mi piace riascoltare qualche disco che mi riporti indietro alla mia gioventù e che abbia sostanzialmente tutto quello che un disco di melodic death metal richiede. Certo, se “Purifying fire” fosse uscito nel 1996, invece che nel 2021, avrebbe avuto tutt’altra accoglienza, ma credo che chi ascolta questo genere musicale se ne freghi alquanto delle mode e dell’innovazione, preferendo ascoltare quel tipo di musica creato appunto un quarto di secolo fa. Questo album dei Plaguestorm non sarà mai annoverato tra i migliori della storia del melodic death metal, ma può essere un buon surrogato per chi è rimasto affezionato a quelle sonorità così ricche di energia e rabbia.

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