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Fate's Hand, un EP di debutto che non esalta Fate's Hand, un EP di debutto che non esalta Hot

Fate's Hand, un EP di debutto che non esalta

recensioni

titolo
"Fate's Hand"
etichetta
Dying Victims Productions
Anno

TRACKLIST:
1. Fate’s hand
2. Fascination
3. What’s been will be again
4. When the wolf comes

LINE-UP:
Langley Smith – Drums
Raghallaigh - Guitars
Goet - Guitars
Denimal - Vocals

opinioni autore

 
Fate's Hand, un EP di debutto che non esalta 2021-08-01 08:50:57 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    01 Agosto, 2021
Ultimo aggiornamento: 01 Agosto, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Capita qualche volta che in redazione arrivi materiale privo di note di presentazione o di una bio del gruppo che viene proposto; è questo il caso degli australiani Fate’s Hand, il cui debut EP omonimo è arrivato pressoché privo di qualsivoglia informazione utile. Fortunatamente c’è metal-archives.com che aiuta noi poveri recensori nel nostro lavoro! Ed ecco che scopriamo, oltre alla line-up della band ed al fatto che il disco è edito dalla label tedesca Dying Victims Productions, che nemmeno loro sanno molto di questo gruppo (ad esempio: quando è stata fondata la band? Chi è il bassista? Non si sa…). Ma veniamo alla musica. In questi 20 minuti scarsi, divisi in quattro tracce, possiamo ascoltare un heavy metal molto old-style con qualche influsso epic; un sound, insomma, per niente originale e che si ispira apertamente a quanto fatto da tantissime altre bands negli anni ’80. Se quindi l’originalità credo non sia l’obiettivo dei Fate’s Hand, mi sa che in questo disco loro abbiano messo tutta la loro passione e l’amore verso certe sonorità, riproponendo a modo loro la lezione dei maestri del genere risalente a circa 40 anni fa. Il disco si lascia anche ascoltare non in modo spiacevole, ma non ha al suo interno un pezzo che spicchi (o “spacchi”, fate voi), manca quella hit che vale da sola l’acquisto del cd. Se a livello strumentale i nostri si fanno rispettare (anche se il basso, di cui si ignora l’autore, è un po’ troppo sacrificato in sottofondo per via della registrazione non perfetta), è la voce del singer Denimal che non mi ha entusiasmato, un po’ troppo “lagnosa” (se mi concedete il neologismo) e poco grintosa ed aggressiva. I Fate’s Hand hanno ancora parecchio da migliorare se vogliono avere anche solo qualche speranza di emergere dall’underground del loro paese e farsi conoscere in giro; devono partire dalle buone trame dei due chitarristi e dal ritmo frizzante imposto dal batterista per il loro songwriting, ma la strada è ancora lunga. Al momento questo EP omonimo, infatti, è ben lontano dalla sufficienza.

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