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Kryptos: Indian Metal force Kryptos: Indian Metal force Hot

Kryptos: Indian Metal force

recensioni

gruppo
titolo
Force of danger
etichetta
AFM Records
Anno

TRACKLIST:
1. Raging Steel (03:50)
2. Hot Wired (03:03)
3. Dawnbreakers (04:14)
4. Thunderchild (04:25)
5. Nighthawk (04:13)
6. Omega Point (06:21)
7. Force of Danger (04:48)
8. Shadowmancer (04:40)

LINE UP:
Ganesh K. - Bass, Vocals
Nolan Lewis - Guitars, Vocals
Rohit Chaturvedi - Guitars
Vijit Singh - Drums

opinioni autore

 
Kryptos: Indian Metal force 2021-10-09 09:39:19 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.0
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    09 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ammazza che forza, ‘sti indiani! E che bella scoperta per me! Eppure è dal 1998 che devastano ogniddove con il loro Power Metal possente e quintessenziale. I Kryptos hanno pensato bene di ispirarsi – per il proprio nome – a quelle allegre camere mortuarie annesse alle chiese o a quelle simpaticissime catacombe già note nella vetusta Roma, dilettandosi, nei testi, a discettare di mitologia, occultismo, paranormale e fantascienza pur non avendo nulla a che vedere con il Doom, il Dark, il Black Metal. Questo CD, infatti, è puro e sacrosanto metallo old school, con giusto qualche spruzzatina di Thrash qua e là; molto robusto e d’impatto, con riffs molto ben congegnati. Qualche reminiscenza di Heavy di scuola nipponica (Loudness, Bow Wow e compagnia bella) la si nota, anche se manca il virtuoso delle sei corde di turno, con gli assoli che sono piuttosto ficcanti ed incisivi senza mai far gridare al miracolo, ma – comunque – onesti ed efficaci. Analogamente dicasi per il singing, anch’esso tarato su uno standing equilibrato: non siamo certo al cospetto di un Eric Adams ma ben si inserisce nel contesto senza strafare. Anche le linee melodiche risultano godibili senza mai debordare nel commerciale, conferendo discreta personalità al songwriting, nel complesso pregevole pur senza inventare nulla ma rivisitando gli stilemi metallici in maniera egregia. D’altronde, i nostri four horsemen del Gange sono giunti alla bellezza di quattordici releases, tra singoli e full-length, per cui si denota una certa maturità sia compositiva che esecutiva. Una band ormai molto ben rodata, con un sound più che collaudato, massiccio ed – a tratti – dal piglio davvero feroce come si conviene.
Otto frustate tra le quali – a mio avviso – spiccano la opening track, la maideniana (il doveroso tributo alla vergine di ferro va pagato ancora oggi…) “Nighthawk” e la title-track (molto “catchy”). In definitiva, un lavoro più che discreto, che merita senz’altro l’acquisto e che potrebbe dire la sua nella vostra discografia.

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