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Debutto assoluto per il cupo ed apocalittico Death/Black dei The Temple Debutto assoluto per il cupo ed apocalittico Death/Black dei The Temple

Debutto assoluto per il cupo ed apocalittico Death/Black dei The Temple

recensioni

titolo
The Temple
etichetta
Profound Lore Records
Anno

PROVENIENZA: Nuova Zelanda 

GENERE: Death/Black Metal 

FFO: Ulcerate, Altarage, Abyssal, Convlusing, Adversarial 

LINE UP: 
P.K. - vocals, guitars, bass 
J.W. - drums 

TRACKLIST: 
1. Prophecy Omega [09:13] 
2. Hell Incarcerate [06:05] =ASCOLTA= 
3. Martyr of the Tyrant [06:27] =ASCOLTA= 
4. Pale Horse of Pestilence [04:45] 
5. Wold in the Vortex [07:29] 
6. Void of Scars [07:29] 

Running time: 41:28 

opinioni autore

 
Debutto assoluto per il cupo ed apocalittico Death/Black dei The Temple 2021-11-24 18:24:00 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    24 Novembre, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono giunti avvolti da un mistero che si è poco alla volta rivelato i The Temple, nuova band neozelandese che ha acceso da subito una certa curiosità, sin dall'annuncio del debut album da parte di Profound Lore Records ed i conseguenti due singoli apripista; la Death/Black band neozelandese è legata a doppio filo agli Ulcerate, essendo il duo formato dall'ex cantante dei suddetti, James Wallace, dietro le pelli e dall'attuale vocalist dell'immensa band neozelandese, Paul Kelland, ad occuparsi di voce, chitarre e basso; in più ad occuparsi dell'intero processo di produzione è stato il drummer sempre degli Ulcerate, Jamie Saint Merat. Per quanto riguarda il piano prettamente musicale, solo una piccola parte del sound dei The Temple proviene dagli Ulcerate, per quanto l'incipit dell'opener "Prophecy Omega" unito all'inconfondibile timbrica di Kelland possono ricordarli molto da vicino; quello dei Nostri è un Death/Black maggiormente caustico, sicuramente poco votato allo spettacolare avanguardismo dei succitati e ciò si traduce in un lavoro sì ottimamente suonato e grandiosamente prodotto, ma di ben poca varietà. I più scafati in queste sonorità potrebbero riconoscere nell'operato qualcosa degli Altarage o degli Impetuous Ritual, ma anche molte virate verso il Black/Death/Doom degli Abyssal o nell'apocalittico Post-Metal degli Amenra. Le tonalità basse vanno bene a sposarsi con l'arcigno sound dei Nostri, con soprattutto il lavoro di chitarre e basso a guidarci in una discesa verso abissi di sconforto e nichilismo, il tutto a rendere le spietate accelerazioni che troviamo ad esempio nella parte centrale di "Martyr of the Tyrant" ancor più veloci e taglienti. Il debut album omonimo dei The Temple non è uno di quei dischi di facile assimilazione, anzi tutt'altro: è come ritrovarsi davanti ad un unico, mastodontico blocco di granito: l'enorme pesantezza di questo lavoro (prendete "Pale Horse of Pestilence", n.d.r.) potrà insomma risultare indigesto qualora non siate avvezzi a queste particolari sonorità; in quest'ultimo caso, invece, dopo qualche ascolto riuscirete ad entrare nelle pieghe di un disco che è l'ennesimo ottimo tassello di Extreme Metal cupo e dai toni apocalittici proveniente dall'Oceania. Raramente Profound Lore delude ed infatti anche questa volta ci regala un disco ben oltre la media.

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