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Gli ungheresi Blacklore hanno le qualità per fare meglio Gli ungheresi Blacklore hanno le qualità per fare meglio Hot

Gli ungheresi Blacklore hanno le qualità per fare meglio

recensioni

gruppo
titolo
“Legend of the lich pirate I.”
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1.    Blood in the sea
2.    Birth of a pirate
3.    Long live the captain
4.    Iloveyous with abuse
5.    This town is beautiful
6.    Friend I’ve never had
7.    Spirit healer

LINE-UP:
Æmon “Blood Tamer” - Guitars, vocals
Dorchmalla “The Shadow One” - Guitars
As’kha “Shapeshifter” - Bass
Niuve “Druid” - Vocals
Unaahi “Thundersmith” - Drums

opinioni autore

 
Gli ungheresi Blacklore hanno le qualità per fare meglio 2021-12-19 09:22:37 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    19 Dicembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 2021
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Gli ungheresi Blacklore si sono formati nel 2019 a seguito di un annuncio pubblicitario comparso in rete finalizzato alla ricerca di musicisti per una cover band di Iron Maiden, Judas Priest, ecc.; una volta creata la line-up, il gruppo ha però deciso di scrivere materiale proprio, con tematiche fantasy e testi in inglese. Naturalmente il sound scelto per argomenti del genere è il Power Metal e la band ha rilasciato a metà novembre il proprio debut album, intitolato “Legend of the lich pirate I.”, dotato di artwork non eccezionale (un libro macchiato…), composto da sette tracce per una durata totale di oltre 46 minuti. Già dalla durata possiamo notare il primo punto a sfavore: i pezzi sono prolissi e durano fin troppo, segno di un songwriting ancora acerbo. Prendiamo ad esempio la seconda canzone “Birth of a pirate”, c’è una lunghissima e noiosa parte centrale che poteva essere accorciata di almeno un paio di minuti, mentre poi gli ultimi due minuti sembrano letteralmente una traccia completamente differente dalla precedente parte del brano. Con testi che narrano di un pirata ci si sarebbe aspettati del Pirate Metal alla Blazon Stone ed il primo pezzo “Blood in the sea” effettivamente sembrerebbe indirizzarsi in tale direzione; purtroppo rimarrà l’unico episodio accostabile al genere, perché gli altri brani sono più classicamente Power/Heavy e nemmeno del tutto. Già, perché il secondo problema è proprio nelle differenti sonorità che si alternano nella tracklist, alle volte fin troppo eterogenee tra loro. “Long live the captain”, ad esempio, ha una lunghissima parte iniziale (anch’essa poteva essere drasticamente ridotta) che sa quasi di Dark/Gothic; “This town is beautiful” a sua volta ha un’altra lunghissima ed esagerata parte iniziale (altro posto su cui intervenire con delle sforbiciate) lentissima e pesante, quasi Doom Metal, oltre ad avere innesti in growling da parte del chitarrista Æmon che ci stanno come una birra lasciata sotto il sole d'agosto (che purtroppo non saranno solo in questa traccia)! Insomma, il songwriting, oltre a dimostrarsi prolisso, si svela anche fin troppo eterogeneo, il che non depone a favore della fruibilità del disco; i vari ascolti dati a questo disco, infatti, sono stati tutt’altro che semplici ed a volte la voglia di skippare in avanti (nonostante io sia un fan sfegatato del Power Metal!) si faceva sentire forte! In ultimo, aggiungo anche che la voce acida e ruvida della singer Niuve mi ha conquistato e convinto molto poco (eppure nell’attacco di “Friend I’ve never had” dimostra di saperci fare, quando evita di esagerare nello sporcare la sua prestazione canora), giusto ad onor di cronaca per completare il quadro di quanto c’è da migliorare. Cosa c’è da salvare in questo disco? Sicuramente le trame chitarristiche sono molto piacevoli e ben fatte (le parti soliste di sapore maideniano in “Spirit healer” sono fantastiche!); il batterista Unaahi, quando è chiamato a pestare per bene, dimostra di saperci fare e lascia intravedere di poter essere anche più poliedrico e potente di quanto realizzato per questo disco. Il bassista As’kha, invece, fa il suo onesto lavoro in sottofondo e forse dovrebbe essere maggiormente protagonista nel sound. Tirando le somme, purtroppo, ho trovato pochi punti a favore e tanti contro per questo “Legend of the lich pirate I.”, debut album dei Blacklore; credo però che il gruppo ungherese abbia tutte le carte in regola e le potenzialità per migliorarsi e realizzare un disco che, contrariamente a questo, possa essere gradevole e convincente. Buona fortuna!

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