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Blackhearth, si può e si deve far meglio Blackhearth, si può e si deve far meglio Hot

Blackhearth, si può e si deve far meglio

recensioni

titolo
"The wrath of God"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Betrayal
2. Into the unknown
3. My bornless child
4. Rotten to the core
5. Nothing but dust
6. This world
7. The wrath of God (feat. Tim "Ripper" Owens)
8. True belief
9. Reaching the shore
10. Banished forever

LINE-UP:
Jorge Sánchez – Bass
Asier Larrea – Drums
Alex Hernández – Guitars
Endika Ortega – Guitars
Julio Veiga - Keyboards
Alain Concepción - Vocals

opinioni autore

 
Blackhearth, si può e si deve far meglio 2022-01-01 19:07:41 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    01 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 01 Gennaio, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Blackhearth, nonostante un logo che farebbe pensare ad un Metal estremo, suonano un classicissimo Heavy Metal ed arrivano dai Paesi Baschi della Spagna, dove si sono formati nel 2010. Da allora hanno realizzato un primo full-length omonimo nel 2019 (già recensito su queste pagine) e questo secondo album, uscito come autoproduzione ad inizio dicembre 2021, intitolato “The wrath of God”, dotato di un artwork che non può non far venire in mente “Brave new world” degli Iron Maiden (pur se l’ambientazione del paesaggio è differente), composto da dieci pezzi per circa 46 minuti di durata totale. Il problema principale di questo disco è la mancanza di compattezza: ci sono troppe anime differenti tra loro che si estrinsecano in sonorità spesso lontane e contrapposte, il che non agevola la fruibilità del prodotto e rischia di non accontentare e conquistare sostanzialmente nessuno. Nonostante l’esperienza ormai decennale del gruppo, anche il songwriting non convince pienamente, con pezzi che risultano alquanto prolissi, a prescindere dal loro minutaggio (come, ad esempio, nel caso di “Nothing but dust” che, nonostante una durata inferiore ai 5 minuti, sembra non finire mai). Anche l’atteggiamento del singer non convince: il suo screaming senza soluzione di continuità alla lunga stanca e ci sarebbe bisogno in alcuni passaggi di una maggiore espressività ed attenzione alle melodie. Nonostante tutte queste problematiche, non si fatica ad ascoltare questo disco, pur nella consapevolezza che si poteva fare indubbiamente di più; è come la classica situazione scolastica dello studente che ha ottime potenzialità, ma non si impegna e si limita a fare il “compitino” per avvicinarsi alla sufficienza, senza mai dimostrare veramente di cosa sarebbe capace di fare. Se tutti i pezzi, ad esempio, fossero stati al livello della title-track (impreziosita dalla presenza dell’ospite Tim “Ripper” Owens) o dell’ottima “Rotten to the core” (che non c’entra nulla con l’omonima canzone degli Overkill), ma anche della lenta conclusiva “Banished forever” (in cui il singer finalmente non urla, ma si dimostra espressivo) staremmo a parlare di un gran disco… ma purtroppo così non è stato. “The wrath of God”, infatti, lascia intravedere buone potenzialità che però i Blackhearth pare non abbiano espresso pienamente, non raggiungendo così la sufficienza. Si spera in un prossimo disco migliore, le qualità per farlo non mancano!

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