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Tornano i Disbeliever: e crescita fu! Tornano i Disbeliever: e crescita fu! Hot

Tornano i Disbeliever: e crescita fu!

recensioni

titolo
Archetype
etichetta
Revalve Records
Anno

Tracklist:
1. Archetype
2. Decay Of Existence
3. Fades Down Far
4. Mystic
5. Our Own Behavior
6. Retreat into Madness
7. Screams (feat. Francesco Cavalieri – Wind Rose)
8. Silent Death
9. Universal Ego
10. Wherever Soul

Line up:
M4RT3 – vocals
Juri Ciampi – guitars
Robby DePaul – guitars
Andrea Madonia – bass
Sacha Ciampi – drums

opinioni autore

 
Tornano i Disbeliever: e crescita fu! 2022-01-10 10:04:23 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    10 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 2022
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E’ tempo di tornare sul luogo del delitto. Il sottoscritto aveva già avuto a che fare con i nostrani Disbeliever in occasione dell’analisi del loro secondo album ("The Dark Days" risalente al 2013), lavoro che univa l’anima più Gothic/Doom dei Motus Tenebrae (ne facevano parte alcuni membri attualmente in formazione) alle derive elettroniche dei Paradise Lost meno oscuri. Questo nuovo "Archetype" segna alcuni cambiamenti, in primis la formazione che vede l’innesto di un nuovo cantante (Diego Ciocchetti, in arte M4RT3, in sostituzione di Luis McFadden) e nuovo chitarrista (Robby DePaul, che entra al posto di Marko Giampaolini) che portano nuova linfa ed idee al sound del gruppo oltre che spingere la band a modificare gli arrangiamenti di alcuni pezzi già pronti. Ciò che ne deriva è qualcosa di decisamente più maturo e dinamico che non disdegna anche delle incursioni in ambiti più leggeri e Rock.
La title-track “Archetype” spiazza, dato che punta in un mood malinconico ed elettronico con le sue ritmiche marziali e gelide, però si sentono subito dei piacevoli miglioramenti. Il nuovo singer, pur mantenendo inalterate le tonalità cupe, è decisamente più incisivo richiamando alla mente Fernando Ribeiro dei Moonspell come approccio, mentre gli scorci melodici sono sempre curatissimi e la batteria finalmente ha un peso più rilevante (anche se ci vorrebbe ancora più “botta”). L’amore per gli arrangiamenti è sempre devoto alla finezza ed in questa occasione vengono messi in risalto l’efficacia dei ritornelli e la cantabilità delle strofe (la massiccia “Decay Of Existance” e “Fades Down Far”) che si dimostrano coinvolgenti, senza mai sfociare nello zuccheroso, oltre che integrare alcune influenze più Gothic Rock (l’assalto immediato a nome “Silent Death”) fino al richiamare nuovamente la New Wave ottantiana nella furia gotica di “Mystic” fra chitarre acustiche, arpeggi dark e melodie robotiche. Se da una parte ci sono comunque dei pezzi più canonici come “Universal Ego” e “Wherever Soul”, che probabilmente non sfigurerebbero in dischi di colleghi più blasonati, ci sono numerose finezze sparse per l’album che contribuiscono a creare dei brani accattivanti come la lunga ed evocativa “Retreat Into Madness”, la devastazione futuristica dei synth presenti in “Screams” e per finire i crudi giri chitarristici (oltre che al durissimo stile vocale) di “Our Own Behavior”, che si concede il lusso di far detonare delle notevoli esplosioni epiche senza perdere in consistenza. La formazione attuale pare ben amalgamata e agisce come una macchina senza che nessuno vada oltre coprendo gli altri con inutili virtuosismi o manie di protagonismo. I Disbeliever, a quanto pare, hanno fatto tesoro degli errori e hanno fatto decisi passi avanti. Se proprio bisogna trovare un neo è il fattore originalità ma, in fin dei conti, conta molto il COME viene espresso un concetto, più che il concetto stesso.
Un ottimo lavoro, intenso e pregno di pathos che pone la band come una delle migliori nel panorama underground nostrano con la speranza che migliori ancora e non si adagi sui tipici stereotipi in cui purtroppo finiscono molte formazioni.

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