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Il secondo album dei Worm Shepherd è un capolavoro! Il secondo album dei Worm Shepherd è un capolavoro! Hot

Il secondo album dei Worm Shepherd è un capolavoro!

recensioni

titolo
Ritual Hymns
etichetta
Unique Leader Records
Anno

PROVENIENZA: USA

GENERE: Symphonic/Blackened Deathcore

TRACKLIST:
1. Ritual Hymns =VIDEO=
2. Ov Sword and Nail =VIDEO=
3. The Ravens Keeps
4. Chalice ov Rebirth =ASCOLTA=
5. Blood Kingdom
6. Wilted Moon
7. A Bird in the Dusk =ASCOLTA=
8. The River ov Knives =VIDEO=
9. Winter Sun

LINE-UP:
Devin "Omen" Duarte - Vocals
Brandon "Agares" Cooper - Guitars
Ryan "Nephilim" Ibarra - Guitars
Leo "Oryx" McClain - Drums
Tre Purdue - Guitars

opinioni autore

 
Il secondo album dei Worm Shepherd è un capolavoro! 2022-01-17 17:29:47 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    17 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 2022
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Gli statunitensi Worm Sheperd sono una nostra vecchia conoscenza. Nati nel 2020 e lanciati subito a bomba da mamma Unique Leader Records, i Nostri seppero attirare l'attenzione con il loro debutto "In the Wake ov Sòl". Tant'è che la recensione in merito sottolineò immediatamente l'enorme potenziale che il quintetto del Massachusetts aveva nel cilindro. Potenziale che tuttavia solo in parte venne fuori poiché la band era ancora troppo legata ad un Deathcore standard. Eppure ciò non intaccò troppo il voto complessivo che riconobbe comunque una certa affinità con i maestri indiscussi del Blackened Deathcore, ossia i tedeschi Mental Cruelty. Così ci lasciammo con la speranza di poter sentire nuovamente un lavoro di Devin "Omen" Duarte e soci degno del nome Worm Shepherd. Ebbene, quel momento è finalmente giunto ed ha un nome: "Ritual Hymns", secondo colossale capitolo che decreta - o forse, a posteriori, conferma - la band come nome di punta della frangia più sinfonica, maligna e assassina del mondo -core. Quindi sì, è ufficiale: assieme ai Mental Cruelty, i Worm Sheperd sono la seconda punta di diamante del Blackened Deathcore, degni eredi di un nuovo modo di intendere il genere. Immaginate le atmosfere disperate ed intime dei Wolves In The Throne Room, unitele al Deathcore a là Chelsea Grin e Lorna Shore ed infine aggiungete una voce simil Dickie Allen degli Infant Annihilator. Ecco, il risultato è questo "Ritual Hymns": un disco maligno, bruciante di passione, disperato e violento come pochi. A differenza dei colleghi Mental Cruelty infatti, i Worm Shepherd propendono maggiormente per un approccio più -core, non disdegnando una certa scuola Slam che si infila benissimo tra i passaggi più Black, come avviene nelle meravigliose - non mi viene in mente un aggettivo migliore di questo - "The River Ov Knives" e "Winter Sun". In queste due tracce, che chiudono un'opera di oltre 50 minuti di durata, è racchiusa tutta la maturità e classe dei Nostri. Ciascun elemento è calibrato a dovere, giocando quindi su un delicato ossimoro tra le sinfonie angoscianti e commoventi da un lato e le blastate/breackdown assassini dall'altro. Un mix di rabbia, disperazione, tristezza, paura e dolcezza che si comprende solo in uno sguardo di insieme. Tradotto: cercare di spezzettare il disco cercando ogni singola influenza è pressoché impossibile; come cercare di separare due atomi. Ed è proprio questa particolarità che salta immediatamente all'occhio, soprattutto dopo un debutto ancora acerbo. Come abbiano fatto i Worm Sheperd a raggiungere un livello così alto è un mistero: perché ok migliorare nel capitolo successivo, ma mai ci saremmo aspettati un salto qualitativo di tale portata. Come dire di essere passati da un vino da quattro soldi ad uno da migliaia di euro in un colpo solo.
Comunque sia, onde evitare di dilungarci in altri complimenti dato che non esiste un difetto nemmeno a trovarlo, ci limitiamo a dire che questa colossale opera DEVE essere un ascolto imprescindibili se amate il Deathcore. Difficilmente ci si imbatte in un capolavoro di questa portata. Da parte mia le mie più sentite congratulazioni alla band: avete guadagnato un affezionatissimo fan.

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