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Memory Garden: dark masterpiece Memory Garden: dark masterpiece Hot

Memory Garden: dark masterpiece

recensioni

titolo
1349
etichetta
No Remorse Records
Anno

TRACKLIST:
1. Shallow Waters
2. Pariah
3. Distrust
4. Rivers Run Black
5. The Flagellants
6. The Messenger
7. The Empiric
8. 1349
9. Blood Moon

LINE UP:
Tom Björn - Drums
Stefan Berglund - Vocals
Simon Johansson - Guitars
Johan Fredrikson - Bass
Ante Mäkelä - Guitars 

opinioni autore

 
Memory Garden: dark masterpiece 2022-02-19 15:44:39 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
5.0
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    19 Febbraio, 2022
Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 2022
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ennesimo parto malefico dal Doom made in Sweden; l'ennesima creatura maligna sotto forma di band scandinava è nuovamente tra noi. E, si badi, non stiamo certo parlando degli ultimi arrivati, né sotto l'aspetto cronologico (essendo questo combo in circolazione dal 1982) né sotto l'aspetto musicale, poiché tutti i componenti del quintetto hanno un pedigree di tutto rispetto, avendo militato in gruppi di prima fascia della scena Metal non solo svedese (ad esempio, l'axeman Simon Johansson ha suonato on stage con i Soilwork). Nel 1349 la peste incominciò a mietere vittime in Cornovaglia e in Norvegia. L'anno seguente fu la volta della Svezia, della Scozia, dell'Islanda, della Groenlandia, delle isole Fær Øer e Shetland, mietendo quasi 20 milioni di vittime. Questo è una sorta di concept album, che vede le sue tracce snodarsi sul filo del racconto di quel periodo funesto, ovviamente rimasto scolpito per sempre nella storia scandinava, come del resto in quella di tutta l'Europa, che, all'epoca, era il centro del (poco) mondo conosciuto. E quale miglior scelta se non rappresentare il tutto in chiave Doom? Ed ecco riaffiorare i nostri cinque doomsters, assenti da studio dal 2013 a livello di full-length ("Doomain"), con un lavoro quanto mai azzeccato per potenza (soprattutto evocativa) e struttura compositiva ed esecutiva. Tutti i pezzi sono di assoluto livello, esprimendo un Doom mai scontato e banale, snocciolando un songwriting sempre ben articolato ma mai oltremodo complicato, in cui le linee melodiche sono sempre ben presenti ma mai tendenti all'accattivante, trascinando l'ascoltatore in maniera lenta ma inesorabile in un vortice di immanente paura ed angoscia, di incombente e costante pericolo di vita; sensazioni che nemmeno i frequentissimi cambi di tempo riescono a mitigare. L'ugola del buon Stefan è - senza tema di smentita - tra le migliori tra quelle votate al singing "pulito", sfoggiando una estensione vocale davvero notevole, così come degni di apprezzamento sono gli assoli del già citato Simon (ben supportato da Ante, ultimo innesto nella band dal 2008) , sempre ben incastonati nel cupo quadro mefitico rappresentato dal quintetto di Örebro. Insomma, questa volta me la sento proprio di sbilanciarmi e di assegnare il massimo dei voti a questo dark masterpiece, in cui anche gli inserti di voce narrante sono ottimamente effettuati: non c'è che dire, un'altra oscura gemma arriva ad impreziosire il collier di morte finora marchiato Doom Metal.

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