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Ennesimo gruppo di Metal sinfonico americano: debutto per Apolinara Ennesimo gruppo di Metal sinfonico americano: debutto per Apolinara Hot

Ennesimo gruppo di Metal sinfonico americano: debutto per Apolinara

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Shadows and Signs
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Anno

TRACKLIST:
1. Intro
2. Wonderful
3. You Can't Get Away with This
4. Dragon Dance
5. Slowly
6. The Smile of the Demon
7. No More
8. Shadows and Signs
9. Tears of Love
10. Slowly (acoustic version)
11. We Had It All 

LINE UP:
Apolinara - vocals
Alexander Kasiarum - drums (session)
Vyacheslav Khabarov - guitars, bass (session)
atyana Krasavina - cello (session)
Julia Polishchuk - violin (session)
Brien Engel - harp (session)
Fabian Morales - vocals (session)

opinioni autore

 
Ennesimo gruppo di Metal sinfonico americano: debutto per Apolinara 2022-02-23 17:43:54 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    23 Febbraio, 2022
Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio, 2022
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Sotto il monicker Apolinara si nasconde la pianista/cantante soprano americana Polina Lymar, che decide di mettere in piedi un proprio progetto votato al Gothic/Symphonic Metal. Dopo aver reclutato una nutrita schiera di musicisti si mette all’opera per la lavorazione di questo recente debutto dal titolo "Shadows and Signs", che in qualche modo cerca di rispecchiare la devozione di Polina per la scena Gothic Rock made in USA di bands come gli Evanescence. La realtà sta un po’ nel mezzo e questo disco mescola delle sonorità più immediate con quelle derivanti dalla scena metallica creando un discreto ibrido.
Dopo l’intro, le sonorità si fanno sinfoniche e vengono amplificate da una piacevole componente elaborata e Prog Metal che si insinua fra gli arrangiamenti orchestrali (“Wonderful”). Le vocals di Polina, per quanto nella media, fanno il loro bel lavoro anche in condizione più ruvide dai riffs violenti (“You Can’t Get Away With This”), in cui la melodia non viene mai lasciata da parte ed occupa sempre una corposa percentuale in ogni traccia. Purtroppo, con il passare dei minuti la personalità si affievolisce sempre di più lasciando trasparire un’abilità compositiva troppo derivativa e la sezione strumentale non riesce mai a risultare dinamica, indebolita da dei suoni non sempre all’altezza che creano parecchia confusione, soprattutto nelle tastiere a volte plasticose. Durante l’ascolto compaiono delle idee interessanti come gli inserti di violoncello e violino nella stratificata “Dragon Dance”, il riuscito equilibrio di asprezza e tocchi melodici di “No More”, dal ritornello immediato e memorizzabile, o anche nelle ballads “Tears of Love” e “We Had It All”. Per il resto ci si trova dinnanzi ad un disco che fatica davvero ad ingranare sia per la piattezza di alcuni passaggi chitarristici fin troppo simili (“Slowly”), sia per un growl statico e certe volte fastidioso ed eccessivamente effettato (la title-track “Shadows and Signs”), per non parlare nell’infilare a qualunque costo delle parti di Metal estremo (“The Smile of the Demon”, che ha dalla sua una terribile batteria ai limiti del robotico) quando basterebbe puntare unicamente sulla variante atmosferica e placida che in fin dei conti è quella più riuscita e piacevole. L’opera risente di parecchi difetti e si colloca tristemente sotto la media.
Se si è fan sfegatati del genere si provi a dare una possibilità ad Apolinara, a patto di non aspettarsi troppo; per gli altri ci si diriga verso altri lidi, almeno finché la band non si deciderà a fare realmente sul serio.

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