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Altro centro per gli Allegaeon che si riconfermano colonne portanti del Melodeath americano Altro centro per gli Allegaeon che si riconfermano colonne portanti del Melodeath americano Hot

Altro centro per gli Allegaeon che si riconfermano colonne portanti del Melodeath americano

recensioni

gruppo
titolo
Damnum
etichetta
Metal Blade Records
Anno

PROVENIENZA: USA

GENERE: Technical/Melodic Death Metal

TRACKLIST:
1. Bastards of the Earth
2. Of Beasts and Worms =VIDEO=
3. Into Embers =VIDEO=
4. To Carry My Grief Through Torpor and Silence
5. Vermin =VIDEO=
6. Called Home
7. Blight
8. The Dopamine Void, Pt. I
9. The Dopamine Void, Pt. II
10. Saturnine
11. In Mourning
12. Only Loss

LINE-UP:
Greg Burgess – Guitars
Michael Stancel – Guitars
Riley McShane -Vocals
Brandon Michael – Bass
Jeff Saltzman – Drums

opinioni autore

 
Altro centro per gli Allegaeon che si riconfermano colonne portanti del Melodeath americano 2022-03-02 16:12:06 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    02 Marzo, 2022
Ultimo aggiornamento: 02 Marzo, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Capolavoro. Non ci sono altri modi per definire questo (ennesimo) gran disco degli statunitensi Allegaeon intitolato "Damnum", che di nuovo ci mostra il quintetto del Colorado in uno stato più che di grazia. Non c'è da stupirsi, dunque, se la band sieda di diritto sull'Olimpo delle migliori band Melodic Death americane assieme a The Black Dahlia Murder, Arsis e Inferi; così come non c'è da stupirsi se con loro il genere possa essere pienamente definito una costola del tutto autonoma del filone svedese principale. È grazie ai gruppi appena nominati se gli USA ora possono vantare una scuola tutta loro, in cui il Melodic Death ha attecchito in una sua versione più moderna, esasperata e iper tecnica. I risultati di tutto questo processo sono dischi colossali e perfetti sotto ogni aspetto, come questo "Damnum" che consacra il quattordicesimo anno di vita degli Allegaeon.
Giunto a soli tre anni di distanza dal precedente e colossale "Apoptosis", la sesta opera di Riley McShane e soci eredita completamente il retaggio del suo predecessore, ma lo fa con una classe e maestria senza eguali. Se da un lato è palese - e ci mancherebbe - che "Damnum" riprende la strada del fratello maggiore, dall'altro il disco allarga ancora di più lo spettro compositivo calcando ulteriormente la mano. Stessa cosa per la voce di McShane, che qui tocca il suo punto più alto: dal growl mastodontico alla voce in clean molto più accentuata e presente che ricorda da vicino Phil Bozeman dei Whitechapel. Da un punto di vista prettamente compositivo, dicevamo, "Damnum" può vantare un comparto molto più vario ed esteso; segno che i Nostri hanno ben capito il territorio in cui si muovono potendosi permettere di esplorarlo fino in fondo senza risultare prolissi o poco convincenti. E forse tutta la maestria della band risiede proprio in questa innaturale confidenza e scioltezza con cui si addentra nel Melodic Death più tecnico e prolisso. Nulla da togliere ai mostri sacri TBDM, ma è innegabile come gli Allegaeon riescano a spingersi un po' più in là coniugando PERFETTAMENTE ferocia e violenza con melodie strappalacrime e sentitissime. L'esempio migliore si ravvisa proprio nelle due parti di "The Dopamine Void": una ballad meravigliosa la prima, una bomba atomica di Melodic Death americano come dio comanda dall'altro. In mezzo a tutto ciò si staglia la voce di Riley che riesce ad incastrarsi sempre e comunque alla perfezione. E non dimentichiamoci, ovviamente, di tutto il comparto tecnico, dall'ormai consolidato duo Stancel/Burgess alle asce al nuovissimo batterista Jeff Saltzman, con l'ingrato compito di sostituire Brandon Park. Impresa riuscita con il massimo dei voti. Anzi, ci permettiamo di dire che il mood più eterogeneo del disco ha permesso ai membri consolidati di dare una ulteriore spinta alla creatività, e alla new entry di cimentarsi in una prova molto più complessa di quella del precedente disco. Ecco perché, a detta di chi scrive, con "Damnum" il quintetto - sorprendentemente - si è ulteriormente superato. Non dimenticando che qui stiamo parlando di un genere, lo US Melodic Death, ipertecnico, tiratissimo ed esasperato: il rischio di buttarla in caciara e di mettere la proverbiale troppa carne sul fuoco è altissimo. Ma no, gli Allegaeon dimostrano invece come per loro sia un gioco da ragazzi offrire un prodotto tecnicamente inarrivabile ma al contempo di facile ascolto. Tradotto: ogni traccia, per tutta l'ora di durata del disco, ti resta in mente e non se ne va più, lasciandoti dentro un'infinità di sensazioni ed emozioni che solo con un altro ascolto - e poi un altro, e un altro, e così via - riesci a metabolizzare. CAPOLAVORO!

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