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I Desolate Shrine tornano dopo un lustro con un sound più vicino agli esordi I Desolate Shrine tornano dopo un lustro con un sound più vicino agli esordi Hot

I Desolate Shrine tornano dopo un lustro con un sound più vicino agli esordi

recensioni

titolo
Fires of the Dying World
etichetta
Dark Descent Records
Anno

PROVENIENZA: Finlandia 

GENERE: Death Metal 

FFO: Demigod, Krypts, Abyssal, Demilich, Adramelech 

LINE UP: 
RS - vocals 
MT - vocals 
LL - all instruments 

TRACKLIST: 
1. Intro [01:21] 
2. Echoes in the Halls of Vanity [05:06] 
3. The Dying World [06:32] 
4. The Silent God [10:16] 
5. Cast to Walk the Star of Sorrow [06:41] =ASCOLTA= 
6. My Undivided Blood [08:41] 
7. The Furnace of Hope [07:47] 

Running time: 46:24 

opinioni autore

 
I Desolate Shrine tornano dopo un lustro con un sound più vicino agli esordi 2022-03-26 15:23:32 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    26 Marzo, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ritroviamo a cinque anni di distanza dal buonissimo "Deliverance from the Godless Void" i finlandesi Desolate Shrine, band che nel proprio sound convoglia quanto di meglio la scena Death Metal finnica ci ha dato (i nomi che vengono in mente non possono che essere quelli di Demigod, Adramelech, Demilich e Krypts); il trio composto dai cantanti RS (Sargeist, Perdition Winds) e MT (Sargeist, ex-Urn) e dal polistrumentista LL (che in questi anni di silenzio dei DS abbiamo sentito all'opera con i fantastici Convocation) torna con quello che il quinto album ed ennesimo consolidamento della partnership con Dark Descent Records: "Fires of the Dying World" è anzitutto l'album in cui i Desolate Shrine sembrano maggiormente concentrati e con un lavoro di composizione particolarmente ispirato. Il focus primario del trio di Helsinki rimane sempre un'alternanza di stili che in passato è sembrata sempre alquanto macchinosa, mentre oggi - pur rimanendone ancora leggermente (macchinosa, intendiamo) - appare maggiormente fluida, dando sempre più, brano dopo brano, la sensazione di trascinare l'ascoltare verso il fondo di un abisso da cui non c'è scampo. Complici di questo sono anche le influenze Black/Doom che fanno capolino nel fosco operato dei Nostri, donando all'insieme di questo disco un'aura ancor più inquietante, soprattutto quando compaiono arpeggi di chitarra o il suono di un pianoforte, momenti che solitamente darebbero un'atmosfera quasi onirica, mentre con LL e soci sembra di cadere sempre più sul fondo di un incubo. LL che con il suo lavoro nell'intero comparto strumentale non può non fregiarsi del titolo di MVP dell'album: pezzi come il singolo "Cast to Walk the Star of Sorrow", la lunga, feroce e lugubre "The Silent God" e "The Dying World" - con la sua cervellotica parte centrale -, sono il perfetto esempio dell'ottimo lavoro strumentale svolto, che funge da inaccessibile muraglia sonora attorno all'operato dei due vocalist. "Fires of the Dying World" è comunque un lavoro più diretto e votato all'approccio brutale rispetto ad album del passato come il già citato "Deliverance from the Godless Void" ed il precedente "The Heart of the Netherworld"; in questa quinta fatica su lunga distanza i Desolate Shrine sembrano aver voluto riprendere maggiormente le sonorità più marcatamente violente dell'esordio datato 2011 ("Tenebrous Towers"), con risultati sinceramente molto apprezzabili. Restano comunque una band che ha bisogno di un maggior numero di ascolti per poter essere compresa fino in fondo, ma questa volta l'approccio più diretto potrà certamente facilitare il compito.

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