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Sei anni di silenzio, poi il ritorno con un disco monumentale; in una parola: Meshuggah Sei anni di silenzio, poi il ritorno con un disco monumentale; in una parola: Meshuggah Hot

Sei anni di silenzio, poi il ritorno con un disco monumentale; in una parola: Meshuggah

recensioni

gruppo
titolo
Immutable
etichetta
Atomic Fire Records
Anno

PROVENIENZA: Svezia 

GENERE: Technical Death/Thrash Metal 

LINE UP: 
Jens Kidman - vocals 
Mårten Hagström - guitars 
Fredrik Thordendal - guitars 
Dick Lövgren - bass 
Tomas Haake - drums 

TRACKLIST: 
1. Broken Cog [05:49] =VIDEO=
2. The Abysmal Eye [05:07] =VIDEO= 
3. Light the Shortening Fuse [04:39] =ASCOLTA= 
4. Phantoms [05:04] 
5. Ligature Marks [05:25] 
6. God He Sees in Mirrors [05:40] 
7. They Move Below [09:57] 
8. Kaleidoscope [04:16] 
9. Black Cathedral [02:04] 
10. I Am That Thirst [04:49] =ASCOLTA= 
11. The Faultless [04:58] 
12. Armies of the Preposterous [05:27] 
13. Past Tense [05:57] 

Running time: 1:09:12 

opinioni autore

 
Sei anni di silenzio, poi il ritorno con un disco monumentale; in una parola: Meshuggah 2022-04-01 13:45:43 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    01 Aprile, 2022
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Credo tutti abbiano notato la scissione tra Nuclear Blast ed il proprio fondatore, andatosene a fondare la nuova Atomic Fire Records, con conseguente passaggio di alcune bands da una label all'altra; tra queste anche dei grandissimi nomi della scena mondiale, tra cui i Meshuggah, che tornano oggi a sei anni di distanza dal bellissimo quanto enormemente spigoloso "The Violent Sleep of Reason" con quello che è il loro decimo studio album, "Immutable", titolo che sa tanto di dichiarazione d'intenti della colossale band di Umeå. Sei anni di silenzio assoluto, senza nessuna uscita minore e con i live ridotti al lumicino per i motivi che ben sappiamo, sei anni in cui c'è stata l'uscita e - fortunatamente - il rientro di quel genio assoluto che è Fredrik Thordendal, sei anni che hanno spinto i Meshuggah a scrivere quello che è ad oggi potremmo definire il loro lavoro più maturo. "Spigoloso" è sempre stato il termine più preciso per definire le folli dissonanze che hanno sempre caratterizzato le sonorità del quintetto svedese, cosa che rimane immutata - ecco, appunto - anche oggi, ma che presenta anche delle novità non di poco conto: sostanzialmente, pur restando con una struttura assolutamente cervellotica dei brani, i pezzi che compongono "Immutable" hanno una fluidità ed una fruibilità maggiore rispetto a quanto mai hanno pubblicato i Meshuggah sino ad oggi. Addentrandosi nell'album dopo diversi ascolti, scopriamo come una certa musicalità sia predominante rispetto alle soluzioni cervellotiche (e psicotiche) dei predecessori, rendendo i brani - A LORO MODO, ci teniamo a precisarlo - più immediate. Un esempio pratico lo abbiamo col singolo - accompagnato da un video spettacolare - "The Abysmal Eye", col suo riffingwork tellurico ed il drumming arcigno, il tutto legato in una maniera più "naturale" - passatemi il termine - rispetto a una "Bleed", una "Future Breed Machine" o una "Clockworks" (tre titoli non scelti a caso); stesso dicasi per la seguente "Light the Shortening Fuse", che può vantare uno dei migliori episodi solisti di Thordendal, e non solo di questo disco, o il colossale groove di "Ligature Marks". Attenzione, questo non vuol dire che in questo lavoro manca il classico marchio di fabbrica dei Meshuggah: i maestri assoluti delle dissonanze si confermano essere come sempre inarrivabili; "Phantoms" è ad esempio uno di quei pezzi da emicrania immediata, oltre che uno dei più affascinati dell'opera, con ancora una volta il lavoro solista di Thordendal che ruba l'orecchio, così come "God He Sees in Mirrors". Insomma, tutto quello che ci si aspetterebbe dai Meshuggah, in "Immutable" lo abbiamo, con in più un'apertura verso lidi più orecchiabili (termine comunque da prendere con le pinze quando si parla di loro) ed un lavoro solista che questa volta molto più che in passato sembra essere una traccia infuocata in mezzo alle gelide atmosfere di questa macchina industriale che è il colossale combo svedese, arrivando in fondo a toccare vette di violenza inesplorate con l'esplosione a titolo "Past Tense". Non si sbaglia quando si definiscono i Meshuggah come unici nel loro genere: tanti hanno provato, ma nessuno mai ha mai raggiunto - né potrà mai - un così alto livello di confidenza nei propri mezzi, né tanto meno la capacità di unire con estrema naturalezza groove, dissonanze, pesantezza, il tutto con un tasso tecnico non di questo mondo ma con la sottile differenza che Kidman e soci lo fanno sembrare come la cosa più semplice possibile. E questo perché dopo oltre trent'anni di carriera, i Meshuggah trovano sempre nuovi modi per sperimentare e per spingersi oltre i limiti dei lavori precedenti. I Meshuggah sono semplicemente unici. Sono inimitabili. Sono immutabili.

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