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Gli Atrocity ristampano il demo del 1991 Gli Atrocity ristampano il demo del 1991

Gli Atrocity ristampano il demo del 1991

recensioni

gruppo
titolo
"Unspoken Names"
etichetta
Massacre Records
Anno

TRACKLIST:
1. Sky Turned Red
2. Unspoken Names
3. Defiance
4. A Prison Called Earth

LINE-UP:
Alexander Krull – Vocals
Mathias Röderer – Guitars
Oliver Klasen – Bass
Michael Schwarz – Drums
Richard Scharf - Guitars

opinioni autore

 
Gli Atrocity ristampano il demo del 1991 2022-05-14 08:41:29 Piero Pizzorni
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Piero Pizzorni    14 Mag, 2022
Ultimo aggiornamento: 14 Mag, 2022
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Gli Atrocity rappresentano una di quelle formazioni che hanno contribuito alla nascita e crescita del Death Metal, quantomeno per quanto concerne il continente Europa. "Unspoken Names" è il loro demo del lontano 1991, che oggi rivede la luce, attraverso una tiratura di copie limitata a 500 pezzi. Abbiamo già conosciuto questo EP di quattro brani al momento dell’uscita ufficiale, anche se rimettere nelle nostre orecchie questo sound è un piacere, visto che lo stesso ci proietta nuovamente in quella genuinità del periodo. Non sono molti quattro brani, ma tanto bastano a delineare le scelte della band. Il loro Death Metal è rabbioso, istintivo, ricco di furia aggressiva e a tratti oscuro, infernale. Già sulle prime note di “Sky Turned Red” il Death Metal si fonde perfettamente a qualcosa che va oltre, tra sonorità tipiche del Metal estremo e l’orrore che si cela dietro l’angolo. Questo grazie anche alla maiuscola prova di Alexander Krull, che vomita rabbia attraverso il microfono.
Pensare alle produzioni di allora con la tecnologia di oggi è stupido, abbiamo amato il genere per il suo sapore primitivo e questo deve restare invariato. La title-track viaggia sulle stesse note, a dimostrazione dell’omogeneità del trademark, anche se i nostri hanno conosciuto con questa seconda traccia accelerazioni improvvise. Si prosegue con “Defiance”, la rabbia sonora degli Atrocity non si placa, riff granitici si sposano a perfezione con un ottimo lavoro offerto dalla sezione ritmica, basata su cambi di tempo e supporto nascosto tra le melodie dei solos. Questa pietra miliare del Death Metal si chiude con “A Prison Called Earth”, un brano che non lascia scampo, incentrato sulla lirica esplicita, di non speranza!
Bravi Atrocity e lunga vita al Death Metal, specie se targato anni ‘90.

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