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Signum Regis, un live album per i 15 anni di carriera Signum Regis, un live album per i 15 anni di carriera Nuovo

Signum Regis, un live album per i 15 anni di carriera

recensioni

titolo
"Made in Switzerland"
etichetta
Beyond The Storm Productions
Anno

TRACKLIST:
1. The promised land
2. Through the desert, through the storm
3. A memory
4. Given up for lost
5. The city of God
6. Phantasmagoria
7. Enslaved
8. Prisoner's elegy
9. I always go all-in
10. Never surrender
11. My guide in the night
12. Fly away
13. Living well
14. Wrath of Pharaoh

LINE-UP:
Jota Fortinho - Lead vocals
Filip Koluš – Guitars
Majo Sucháň – Guitars
Ronnie König – Bass
Ján Tupý - Keyboards, backing vocals
Jaro Jančula – Drums

opinioni autore

 
Signum Regis, un live album per i 15 anni di carriera 2022-06-19 08:33:12 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    19 Giugno, 2022
Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 2022
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Dopo 6 full-lengths e qualche EP, i Signum Regis decidono di rilasciare un live album, con questo “Made in Switzerland”, composto da 14 pezzi per oltre un’ora e un quarto di ottimo Power Metal, come consuetudine del gruppo slovacco, ben registrato (durante un concerto del 2021 a Wiedlisbach) e prodotto come si deve. La scaletta è purtroppo incentrata sull’ultimo album della band (“The seal of a new world” del 2019) con la metà dei pezzi, fortunatamente i migliori di quell’album fatto di luci ed ombre; molti sono anche estratti dall’EP “Through the storm” del 2015, probabilmente tra le migliori uscite del gruppo (con “Through the desert, through the storm”, “My guide in the night” e “Living well”); ci sono poi un trio di canzoni dal capolavoro del gruppo, l’album “Exodus” del 2013 (l’opener “The promised land”, “Enslaved” e la conclusiva “Wrath of Pharaoh”); trova anche spazio un pezzo dall’EP “Flag of hope” del 2020 (“Given up for lost”) che ancora non avevo avuto occasione di conoscere. Mi ha sorpreso la mancanza di tracce dai primi due album della carriera, ma soprattutto dall’altro ottimo lavoro della band, quel “Chapter IV: The reckoning” del 2015 che permise ai Signum Regis di consolidare una buona reputazione tra gli appassionati di queste sonorità (“Prophet of doom”, ad esempio, l’avrei vista molto bene in scaletta, magari al posto di qualcuna delle più recenti). La nota più positiva di questo live album è la prestazione del singer Jota Fortinho; non avevo apprezzato molto il cantante brasiliano (entrato in formazione nel 2019) sull’ultimo album da studio, ma questa volta mi ha sorpreso in positivo, con una prestazione squillante (ascoltatelo in “Wrath of Pharaoh”!) ed aggressiva a seconda delle necessità, dimostrando una buona poliedricità e versatilità. Per il resto, la band è composta da ottimi musicisti che suonano assieme ormai da oltre un decennio e l’affiatamento è evidente. Tirando le somme, “Made in Switzerland” è un buon live album, sicuramente migliorabile nella tracklist, ma in fin dei conti una buona testimonianza delle qualità indiscutibili dei Signum Regis. Adesso non resta che attendere un nuovo disco da studio, sperando sia migliore delle più recenti produzioni e magari all’altezza di un capolavoro come “Exodus”…

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