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Debutto a dir poco incredibile per Swartadauþuz ed i suoi Trolldom Debutto a dir poco incredibile per Swartadauþuz ed i suoi Trolldom Nuovo

Debutto a dir poco incredibile per Swartadauþuz ed i suoi Trolldom

recensioni

gruppo
titolo
Av gudars ätt...
etichetta
Iron Bonehead Productions
Anno

PROVENIENZA: Svezia

GENERE: Atmospheric Black Metal

TRACKLIST:
1. Av nagelbyggt, från döda män…
2. Avtryck i tiden, vävens sista stycke
3. Tomma ögonhalor spå tidens ände
4. En eldbeklädd begravningsritual…
5. Ur nattsvart dimma, mot mossens mörka vatten

LINE-UP:
Swartadauþuz - Voicals, Guitars, Bass, Keyboards
Kévin Paradis (Benighted) - Drums (session)

opinioni autore

 
Debutto a dir poco incredibile per Swartadauþuz ed i suoi Trolldom 2022-06-22 14:46:03 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    22 Giugno, 2022
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2022
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Se non conoscevate tal Swartadauþuz tranquilli, soltanto chi bazzica nel sottobosco più profondo ed impenetrabile della scena Black svedese potrebbe sapere chi è. Se poi aggiungiamo che di quest'artista non si sa NIENTE - nemmeno Metallum sa fornirci delle info - se non che abbia una lista lunga quanto un'autostrada di band e progetti solisti, si intuisce come mai i più ignorino totalmente l'esistenza di questo soggetto. Comunque sia, oggi andremo ad analizzare il debutto di una delle sue one-man-band: i Trolldom ed il loro "Av gudars ätt..." - uscito simultaneamente all'altro album "I Nattens Sken (Genom hemligheternas dunkel)" - licenziato da Iron Bonehead Productions. Dell'opera si sa che è composta da brani scritti e registrati tra il 2014 ed il 2018 e che, di base, è qualcosa di stupendo. A differenza del classico stereotipo che vede il blackster sconosciutissimo ed eremita scrivere pezzi con una qualità sonora pari a quella di un gruppo elettrogeno acceso, qui abbiamo un prodotto incredibilmente notevole. una grandissima fortuna poiché un disco Atmospheric Black necessita di una produzione quantomeno buona per poterne cogliere tutti gli aspetti. Sin dalle prime note di apertura veniamo trasportati su lidi mortiferi e tetri, perfetti per qualche castello sperduto in chissà quale promontorio nebbioso della Transilvania. Un'aura oscura e quasi magica pervade l'intero disco, frutto delle tastiere maligne e sinistre che ci regalano un comparto melodico ed atmosferico a metà tra gli Emperor, i Satyricon e i Mare Cognitum. Il tutto costantemente tinteggiato da stupendi intermezzi epici e cavallereschi che lasciano emergere un'attitudine compositiva degna di nota. Ed è forse la capacità compositiva dell'artista a fare la differenza. Se da un lato è innegabile come il disco rientri in canoni o comunque stilemi noti e riconoscibili, dall'altro la costante ricerca di altri lidi, le svariate tinteggiature e, in generale, un songwriting vario ed estroverso, crea un ossimoro veramente interessante. Un'opera, questa, in grado di emozionare, che sa toccare dei picchi altissimi da pelle d'oca ma che, di contro, annichilisce ed uccide tutto ciò che gli sta attorno con una violenza a dir poco devastante. Mortifero ma elegante, bruciante di pathos ma freddo come la più buia e sinistra notte nella tundra... Ah, non vi ho detto chi è il batterista ospite che ha donato il suo talento divino alla riuscita di tutta la baracca: Kévin Paradis dei Benighted, la band Death/Grind più feroce e brutale del globo terracqueo. In effetti si sentiva che il comparto ritmico fosse disumano e certamente non frutto di una drum machine. Poi vai ad informarti un attimino e boom, la sorpresina è servita. Da qui si spiega come tutta la riuscita dell'opera dipenda anche e soprattutto da una batteria ultra frenetica ma estremamente varia che spazia dai momenti di furia nichilista ad altri molto più ragionati, cadenzati e tribali. Insomma, un album da non perdere assolutamente.

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