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Una Metal Opera deludente quella dei The Chronomaster Project: tanti ospiti per un'occasione sprecata Una Metal Opera deludente quella dei The Chronomaster Project: tanti ospiti per un'occasione sprecata Hot

Una Metal Opera deludente quella dei The Chronomaster Project: tanti ospiti per un'occasione sprecata

recensioni

titolo
The Android Messiah
etichetta
Elevate Records
Anno

TRACKLIST:
1. The Mission
2. The End Of My World?
3. The Ancient Throne Of Tessev V
4. The Invaders’ Chronicle Part 1: We came in peace
5. The Last Man Of Ice
6. The Invaders’ Chronicle Part 2: In Hoc Signo Vinces
7. Generation Clash
8. Revenge Of The Last
9. The End Of Your World
10. Nothing Left To Lose 

LINE UP: 
Enrico "Erk" Scutti - vocals
Leonardo Porcheddu - guitars
Luigi Jamundo - guitars
Giorgio Novarino - bass
Lele Mr Triton - keyboards
Carlos Cantatore - drums

Guest vocals:
Mark Boals: The Father (Track 1)
Vicky Psarakis: Princess Aliria (Track 3)
Amanda Somerville: The Captain (Track 4)
Snowy Shaw: Ice Blizzard (Track 5)
Gianluca Mastrangelo: The Pope (Track 6)
Mike Mills: The Colony Leader (Track 7)
Chris Boltendahl: The Fanatical Invader(Track 7)
Nina Osegueda: The Witch (Track 8)
Marcela Bovio: Mother Universe (Track 10)

opinioni autore

 
Una Metal Opera deludente quella dei The Chronomaster Project: tanti ospiti per un'occasione sprecata 2022-06-28 18:14:10 Virgilio
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Virgilio    28 Giugno, 2022
Ultimo aggiornamento: 28 Giugno, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

The Chronomaster Project è un progetto che nasce in ambito musicale ma, stando alle intenzioni degli autori, dovrebbe avere un seguito anche in ambito ludico con giochi di ruolo e videogiochi. Ci approcciamo al disco con un certo interesse, dato che viene presentato come una Metal Opera, con ambientazione fantascientifica e con la presenza di ospiti di una certa caratura, tra cui citiamo ad esempio Mark Boals, Amanda Somerville, Chris Boltendahl, Snowy Shaw e Marcela Bovio. Riscontriamo subito, tuttavia, che nel promo che ci è stato messo a disposizione mancano stranamente tre tracce: si tratta di "The Invaders’ Chronicle" Part 1 e 2 e di una ghost track. Pazienza, ma ancora peggio, seguendo la storia, ci rendiamo conto che, dietro la facciata dell'ambientazione fantascientifica, si nasconde in realtà il pretesto di fare del semplice anticlericalismo senza mezzi termini, unito ad allusioni politiche che sanno tanto di populistico. Da appassionati di fantascienza, questo è a nostro avviso il modo peggiore per inserirsi in questo genere, anche perché di fatto l'elemento fantastico (o meglio, fantascientifico) qui viene utilizzato solo per mascherare (peraltro in questo caso in modo grossolano) avversioni politiche o religiose, finendo per soffocarlo e relegarlo totalmente in secondo piano. Dal punto di vista prettamente musicale, le cose non vanno molto meglio: la musica, infatti, ingabbiata dalla storia del concept, finisce per dover seguire i testi senza grande libertà di movimento, né si può dire che le linee melodiche riescano a trovare grandi soluzioni per migliorare la situazione. Insomma, quello che viene proposto, doveva essere nelle intenzioni probabilmente un Metal melodico con elementi Prog, ma proprio le melodie sono uno dei punti deboli nella maggior parte dei brani a causa, talvolta, anche di testi che non aiutano particolarmente in quanto a musicalità; neppure si può dire che ci siano grandi soluzioni Progressive, anzi spesso, si ha la sensazione che tutto suoni alquanto scontato e prevedibile. In generale, riscontriamo la presenza di alcune tracce tutto sommato decenti, come "Generation Clash" o "Nothing Left To Lose", accanto ad altre in verità piuttosto deludenti, né riteniamo che quei brani che non abbiamo potuto ascoltare avrebbero potuto alzare più di tanto il livello. Peccato, le premesse c'erano tutte per un disco interessante, ma alla fine non possiamo che considerare "The Android Messiah" una bella occasione, tuttavia decisamente sprecata.

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