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Desert Near The End, forse un po' troppo fedeli alla tradizione Desert Near The End, forse un po' troppo fedeli alla tradizione Hot

Desert Near The End, forse un po' troppo fedeli alla tradizione

recensioni

titolo
“The dawning of the son”
etichetta
Boersma Records
Anno

TRACKLIST:
1. Break the chains
2. Rise for dominion
3. A wolf amongst lions
4. Iron rain
5. I am hell and hell is me
6. Wound my way
7. Obsidian angel
8. Beyond the gates

LINE-UP:
Panos Kalompratsos – Lead guitars
Akis Prasinikas – Bass, rhythm guitars
Alexandros Papandreou - Vocals

opinioni autore

 
Desert Near The End, forse un po' troppo fedeli alla tradizione 2022-07-02 09:02:04 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    02 Luglio, 2022
Ultimo aggiornamento: 02 Luglio, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Conosco i greci Desert Near the End da circa un decennio (sono attivi dal 2010) e sono sempre rimasto interdetto perché, pur riconoscendo loro buone qualità ed ampi margini di miglioramento, non sono mai riuscito ad ascoltare un loro disco che mi facesse pensare ad un gran lavoro; ogni volta mi rimaneva l’amaro in bocca perché il loro sound era un po’ troppo derivativo e poco personale. Anche questa volta, con il loro quinto album “The dawning of the son”, la reazione è stata la stessa: non male, ma troppo simile ai primi lavori dei Kreator e, in genere, ai grandi nomi del Melodic Death scandinavo degli anni ’90. Ed anche questa volta mi è venuto da pensare che i greci avrebbero potuto fare molto di più e meglio, se solo avessero scelto una strada più personale. Il singer Alexandros Papandreou è chiaramente influenzato dallo stile ruvido ed aggressivo di Mille Petrozza, ma non se la cava per niente male; le due chitarre macinano muri di riff in quantità ed anche le parti soliste non sono male (anche se Panos Kalompratsos potrebbe essere più protagonista e magari metterci dentro ogni tanto anche qualche linea più melodica); il basso è in sottofondo a fare il suo lavoro sporco, mentre la batteria (è ignoto chi si sia occupato di suonarla) detta ritmi spesso forsennati, con un blast beat ben fatto ed anche bello tosto ed insistente. La ricetta, insomma, sarebbe ottimale, eppure ogni ascolto dato a questo disco si concludeva non convincendo pienamente, lasciando anche un po’ di amaro in bocca per l’assenza di una hit che ti faccia saltare dalla sedia e possa, da sola, valere l’acquisto del CD (anche se pare che la Boersma Records abbia rilasciato per ora solo la versione digitale). Il disco è composto da sole otto canzoni (finalmente un full-length conciso!), per una durata totale di poco meno di 3/4 d’ora; notevole poi l’artwork realizzato dall’artista greco Panagiotis Vlamis. Resta da dire che a livello testuale siamo davanti ad un concept album basato sulla prima trilogia della "The red rising saga" create da Pierce Brown. I Desert Near The End, con questo “The dawning of the son” realizzano un altro disco sicuramente decente, che merita indubbiamente la sufficienza, ma che è ancora fin troppo legato alla tradizione nord-europea a cavallo tra Thrash e Melodic Death metal. Se però amate queste sonorità, date un ascolto a questo disco, magari potrete giudicare diversamente dal sottoscritto...

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