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Fraser Edwards, questa volta non ci siamo Fraser Edwards, questa volta non ci siamo Hot

Fraser Edwards, questa volta non ci siamo

recensioni

titolo
"The reckoning"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. The prophet
2. The reckoning
3. The haymaker
4. The champion
5. The ghost
6. The clodhopper
7. The harvest
8. The heist
9. The judge
10. The viking cowboy
11. The adventure (bonus track)

LINE-UP:
Fraser Edwards - guitars, banjo, bass, keyboard, orchestrations
Andrew Scott - drums (tracks 1-10)
Richard Carnie - vocals (track 7)
Calum Edwards - whistling (track 11)

opinioni autore

 
Fraser Edwards, questa volta non ci siamo 2022-08-11 20:56:50 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    11 Agosto, 2022
Ultimo aggiornamento: 14 Agosto, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Dopo il discreto “The architect” del 2020, ritroviamo il chitarrista e polistrumentista scozzese Fraser Edward con il terzo album della sua carriera da solista (il musicista milita anche negli Ascension), intitolato “The reckoning”. L’album è dotato di un artwork non eccezionale (anche questa volta con lui in copertina) ed è composto da dieci tracce per una durata totale di quasi 32 minuti. Si tratta di 32 minuti in cui si viene letteralmente sommersi da una marea di note di chitarra e tastiere, 32 minuti in cui il buon Fraser si occupa di tutti gli strumenti, eccezion fatta per la batteria curata dal fido Andrew Scott (con lui sin dal primo disco). Ci troviamo davanti ad un disco interamente strumentale, ad esclusione della sola “The harvest”, in cui troviamo Richard Carnie che si occupa di poche parti cantate, quasi a duettare con la chitarra, come una sorta di presentatore di uno spettacolo circense. E’ un peccato che il singer degli Ascension compaia solo su un pezzo, dato che conferma ancora una volta di avere ottime qualità. Ecco, forse, Edwards avrebbe dovuto pensare a più parti cantate e a strutturare meglio i vari pezzi invece di dare sfogo al proprio ego, mettendo in mostra continuamente le sue seppur notevoli doti tecniche. Come nel precedente disco, il sound è un classico Power Metal sparato a mille all’ora e, come nel precedente disco, anche questa volta quel buontempone del chitarrista infarcisce il disco di sonorità spesso lontanissime dal Metal (sfiorando Funky, Country ed altri generi musicali) che, per essere sinceri, mettono anche allegria, ma non c’azzeccano granché. Emblematico il caso di “The heist” che è evidentemente ispirata da “Il volo del calabrone” di Rimskij-Korsakov, ma che viene contaminata pesantemente da parti quasi Country che ci stanno come i cavoli a merenda. Ciò che rovina il tutto è però la produzione, tutto sembra troppo artefatto, quasi “plasticoso”, sembra che gli strumenti non siano suonati da una persona, ma realizzati al computer, soprattutto le tastiere che, a lungo andare, stancano parecchio. Questa volta mi dispiace, ma Fraser Edwards non centra la sufficienza, perché questo “The reckoning” sembra un po’ troppo un’esibizione stilistica e tecnica, mentre sembra quasi non essere un album composto da canzoni degne di tal definizione.

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