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Nuovo album con cui i Grave Digger ritornano sulle Crociate e su tematiche medievali Nuovo album con cui i Grave Digger ritornano sulle Crociate e su tematiche medievali Hot

Nuovo album con cui i Grave Digger ritornano sulle Crociate e su tematiche medievali

recensioni

titolo
Symbol Of Eternity
etichetta
ROAR! Rock of Angels Records
Anno

TRACKLIST:
1. The Siege of Akkon
2. Battle Cry
3. Hell is my Purgatory
4. King of the Kings
5. Symbol of Eternity
6. Saladin
7. Nights of Jerusalem
8. Heart of a Warrior
9. Grace of God
10. Sky of Swords
11. Holy Warfare
12. The Last Crusade
13. Hellas Hellas (Vasilis Papakonstantinou cover)

LINE UP:
Chris Boltendahl - vocals
Axel Ritt - guitars
Jens Becker - bass
Marcus Kniep - drums, keyboards

opinioni autore

 
Nuovo album con cui i Grave Digger ritornano sulle Crociate e su tematiche medievali 2022-08-26 15:49:56 Virgilio
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Virgilio    26 Agosto, 2022
Ultimo aggiornamento: 27 Agosto, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Grave Digger con "Symbol Of Eternity" ritornano su tematiche medievali ed in particolare sulle Crociate e sui Templari, come già fatto in passato con l'album "Knights Of The Cross". Nulla dunque di particolarmente nuovo o innovativo, per un disco in cui Chris Boltendahl e compagni si muovono su territori ben noti e su schemi già ben consolidati. Al di là della solita breve intro strumentale, l'album parte bene con due tracce veloci e potenti, caratterizzate da ritornelli melodici con cori maestosi, ovvero "Battle Cry" e "Hell Is My Purgatory". Il resto della tracklist alterna tracce tendenzialmente un po' più lente e cadenzate con altri pezzi più tirati, pur sempre comunque con la presenza di cori imponenti nei refrains, anche se, a dire il vero, talvolta viene introdotto qualche elemento diverso, come nel caso della title-track stessa, che ha un inizio particolare con una bella parte arpeggiata, o come "Saladin", che è invece un'altra breve strumentale. Oltre ai brani citati, tra gli episodi migliori potremmo menzionare "King Of The Kings", "Sky Of Swords" ed un ottimo mid-tempo come "Grace Of God". La vera sorpresa è rappresentata però dalla conclusiva "Hellas Hellas", cover del cantante ellenico Vasilis Papakonstantinou, in cui Boltendahl si cimenta a cantare per la prima volta in greco. In conclusione, i Grave Digger realizzano un album molto nella media, a tratti anche un po' ripetitivo e che non riteniamo di poter annoverare tra i migliori della loro discografia. Tutto sommato, comunque, si tratta di un disco in cui il songwriting non particolarmente originale viene compensato da tanta esperienza e da un preciso trademark che Boltendahl sa ormai come imprimere alle proprie opere. Un lavoro dunque magari non imprescindibile, ma che può rappresentare un piacevole ascolto per chi ama la band tedesca ed il Power Metal in generale.

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