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L'ostinazione a rinnegare la personalità: debutto per gli Stormbound L'ostinazione a rinnegare la personalità: debutto per gli Stormbound Nuovo Hot

L'ostinazione a rinnegare la personalità: debutto per gli Stormbound

recensioni

titolo
December
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Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Desert’s Roar
2. Altar Of Innocence
3. Sacred Lies
4. Away From Here
5. December
6. Shadows
7. Flying High
8. Fragments
9. Child’s Play 

LINE UP:
Shani Friedman - chitarre
Yuval Partush - batteria
Ofer Friedman - chitarre, voce
Pavel Kleiman - basso
Rotem Sadia - tastiere
Yael Horwitz - voce

opinioni autore

 
L'ostinazione a rinnegare la personalità: debutto per gli Stormbound 2022-09-20 15:31:15 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    20 Settembre, 2022
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Israele negli anni sta diventando un interessante calderone di Metal bands. Oltre a quelle commercialmente più forti (Orphaned Land e Melechesh) c’è un corposo numero di gruppi presenti nella scena fra cui gli Stormbound, che arrivano al debutto discografico con questo "December". Musicalmente ci si trova parecchio lontani dal folklore locale e ci si muove su coordinate Symphonic Metal decisamente europee, con qualche variazione che può ricordare i Delain ma soprattutto gli Epica per una certa complessità Prog. Il problema sta probabilmente tutto qui, proprio per il fatto che il disco risente troppo di quella tipica sensazione di già sentito.
Nel Metal sinfonico il rischio di assomigliare a qualcun altro è di una percentuale in continua crescita. Gli Stormbound decidono di puntare sull’impatto metallico (invero nulla di così sorprendente) e le orchestrazioni solenni sfruttando il doppio cantato vocals femminile/growl maschile (“Desert’s Roar”) usando poi melodie e ritornelli come armi primarie. Ne fanno esempio la bombastica “Altar Of Innocence” con il suo riff aggressivo o la dura e veloce “Sacred Lies”, ma anche il Power/Folk a nome “Flying High” (lontano purtroppo dalle atmosfere della madrepatria). Il sound è spesso moderno e compresso, ma comunque fa la sua figura e gonfia a dovere le parti più Metal, peccato però per alcuni sbalzi di suoni - come nella sfortunata “Away From Here” - o per delle tastiere troppo plasticose. Le vocals femminili non sempre riescono a reggere gli assalti metallici, presentandosi deboli tranne qualche colpo di coda energico, senza contare la semi ballad “Shadows”, con un notevole crescendo. Le tre tracce rimanenti (in particolare quelle più lunghe) sono quelle più interessanti. In primis va citata “Fragments”, che finalmente tira fuori delle melodie provenienti dalla terra natale mescolate ad un groove trascinante. La title-track “December” e “Child’s Play” hanno al loro interno moltissimi elementi e dettagli da scoprire ed in questo gli Stormbound dimostrano di saperci fare, anche se in maniera derivativa. Come già anticipato, il problema più grosso è il non avere una propria identità e diversi brani, seppure buoni, non hanno ancora il potenziale sufficiente per poter affrontare gruppi più conosciuti. Sarebbe stato interessante sentire più influenze del proprio paese, avrebbe contribuito a rendere la musica più personale ed invece il combo si è ostinato troppo a seguire le orme degli altri e non sempre ciò porta a qualcosa di costruttivo.
Un disco derivativo con qualche buona potenzialità che si spera venga sviluppata in futuro.

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