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Child Of Caesar: muri "gotici" di chitarre! Child Of Caesar: muri "gotici" di chitarre! Nuovo Hot

Child Of Caesar: muri "gotici" di chitarre!

recensioni

titolo
Spirit & Liberation
etichetta
Dr. Music Records
Anno

TRACKLIST:
1. Scorpion
2. Your Eyes On Me
3. Lisa
4. Ritual Summer
5. Moon
6. Godchildren
7. Seven
8. Native Tongue
9. B.M.T.C.
10. Exitus
11. San Francisco (Bonus)

LINE UP:
Patrick Pagliaro - voce
André Marcussen - chitarre
Christopher F. Kassad - chitarre
Tobias Habel - basso
Felix Haun - batteria

opinioni autore

 
Child Of Caesar: muri "gotici" di chitarre! 2022-09-20 15:41:28 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    20 Settembre, 2022
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Pare che il 2022 sia l’anno dei ritorni dopo tanti anni di oblio. Questa volta tocca ai tedeschi Child Of Caesar - capitanati dal buon André Marcussen - risorgere dopo ben sette anni di assenza dal precedente "Love In Black". I Child Of Caesar sono una band abbastanza peculiare e rappresentano una sorta di anello di congiunzione fra il Gothic Metal ed un certo Black Metal/Punk Crust, una direzione sonora in cui non molti ci si sono avventurati se non qualche nome più conosciuto come i Tiamat di "Sumerian Cry" o certe cose dei Satyricon ("Volcano"). Questo “Spirit & Liberation” si presenta come un notevole passo avanti grazie anche alla presenza delle vocals del nuovo singer Patrick Pagliaro,.
I primi secondi di “Scorpion” sono chiarificatori. La deflagrazione delle chitarre e l’assalto di batteria/basso sono l’equivalente di un carro armato (la distorta “Moon” segue la stessa scia) mentre le melodie Gothic/Dark date dalle tastiere e del cantato tenebroso si amalgamano ottimamente. La parte del leone la fanno gli impressionanti muri di suono dati dalla sezione ritmica lanciandosi in deliri Punk HC serratissimi (“Your Eyes On Me” o l’epica e furente “Seven”), con delle chitarre sparate a mille (“Lisa”), inneggiando ai leggendari e trasversali Motörhead in più di un occasione (il basso da capogiro di “B.M.T.C.” e le sue chitarrone battagliere), senza dimenticarsi della componente Metal (“Exitus”). Non si pensi però che la band si sia votata unicamente al fracasso fine a sé stesso, in quanto le venature gotiche ci sono ma sono un po’ nascoste come nella gelida crudezza a nome “Godchildren” (i riff qui sono pachidermici e gli assolo altrettanto), nei giri melodici della cupa e tragica “Ritual Summer” e nelle sfumature acustiche della traccia bonus finale “San Francisco”. Il disco è una sorta di classico ponte, un momento di transizione in cui la band ha deciso di mostrare più impatto e muscoli ma facendolo in maniera intelligente e non del tutto scontata.
Un album che crea alte aspettative per un nuovo album infuocato. Segnatevi questa band!

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