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Dal Symphonic al Metal "selvaggio": tornano i Secret Rule Dal Symphonic al Metal "selvaggio": tornano i Secret Rule Nuovo

Dal Symphonic al Metal "selvaggio": tornano i Secret Rule

recensioni

titolo
The Resilient
etichetta
7hard
Anno

TRACKLIST: 
1. One More
2. Time to Reset
3. I Wanna Cry
4. Unlovable
5. Obsession
6. The Illusion
7. The Showdown
8. A Little Piece of Joy
9. The Hope

LINE UP:
Angela Di Vincenzo - voce
Andy Menario - chitarre, tastiere
Sebastiano Dolzani - batteria
Andrea Arcangeli - basso

opinioni autore

 
Dal Symphonic al Metal "selvaggio": tornano i Secret Rule 2022-09-20 15:50:57 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    20 Settembre, 2022
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I romani Secret Rule sono una delle bands più prolifiche degli ultimi tempi: quasi un album all’anno e nell’arco tra 2020 e 2022 ne hanno pubblicati ben quattro. Fin dall’inizio la band si è distinta per un Symphonic Metal decisamente improntato sulla melodia e sull’assalto invece che nelle orchestrazioni pompose, lasciando che fossero la voce e la chitarra le armi principali. Guardando al passato non c’è mai stata una vera e propria evoluzione, ma piuttosto un indurimento decisamente massiccio che trova massima espressione nel recente "The Resilient", che prosegue dove "Mea Culpa" aveva lasciato. Si ripresentano le spruzzate elettronico/tamarre alla Amaranthe, un’incontinente aggressività, fino ad una ricerca quasi “radiofonica” che potrebbe ricordare alcune scelte di acts come Lacuna Coil e Within Temptation.
La componente sinfonica è sempre più di contorno anche in questo disco: le tastiere vengono relegate a sottofondo (“Obsession”) in favore di chitarre durissime e spesse dedite alla distruzione ed al virtuosismo solista ancora più che in passato, grazie anche ad una produzione decisamente potente. I riffs aggressivi quindi dominano pezzi come “One More”, la metallica “Time To Reset” o la devastante “Obsession”. Purtroppo andando avanti con l’ascolto il disco comincia a mostrare i suoi punti deboli. Lo stile compositivo si fa statico e monotono, con gli stessi schemi ripetuti ed in parte è un peccato perché ci sono diversi episodi interessanti come le schitarrate epiche della bella “I Wanna Cry”, la notturna e variegata “The Illusion” o le atmosfere arabeggianti di “The Shodown”, in cui ci sono delle buone idee. Il resto cede ad una preoccupante mediocrità: “Unlovable” ha un approccio molto (troppo) easy, come pure “A Little Piece Of Joy” e le stesse tracce già citate, nonostante qualche buona intuizione, soffrono di un songwriting debole e di un approccio vocale un po’ troppo esagerato. La singer stavolta decide di puntare su di uno stile molto più urlato e se da una parte può risultare intrigante e di effetto, dall’altra risulta monotona e piatta perdendo quel mood melodico che c’era negli altri dischi. Sarebbe stato interessante vedere un'evoluzione o al limite un rimescolamento delle carte, ma si è optato per una scelta più aspra puntando al ritornello di impatto e ad una sezione strumentale granitica. Il risultato lascia perplessi in quanto l’album scorre in maniera fluida e piacevole, ma non invoglia particolarmente ad altri ascolti ed anche questo rappresenta un problema non indifferente.
Un lavoro povero compensato da una scrittura immediata. Si poteva fare molto meglio dopo diversi anni di carriera.

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