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I leoni svedesi Tad Morose ruggiscono ancora! I leoni svedesi Tad Morose ruggiscono ancora! Nuovo

I leoni svedesi Tad Morose ruggiscono ancora!

recensioni

titolo
March of the Obsequious
etichetta
GMR Music Group
Anno

TRACKLIST: 
1. March Of The Obsequious
2. Witches Dance
3. Pandemonium
4. Phantasm
5. Dying
6. Escape
7. A Trail Of Sins
8. A Quilt Of Shame
9. Legion
10. This Perfect Storm

LINE UP:
Ronny Hemlin - voce
Christer ”Krunt” Andersson - chitarre
Andreas Silén - chitarre
Johan Löfgren - basso
Peter Morén - batteria

opinioni autore

 
I leoni svedesi Tad Morose ruggiscono ancora! 2022-09-20 16:04:28 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    20 Settembre, 2022
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli svedesi Tad Morose sono una delle bands storiche della seconda ondata del Power Metal europeo e fino ad oggi hanno pubblicato una decina di dischi. Questo "March Of The Obsequious" è il nuovo e fiammante undicesimo disco e continua sulla scia degli ultimi album pubblicati puntando su sonorità più moderne nei suoni, senza comunque dimenticare l’attitudine old school che da sempre contraddistingue la band. In origine la musica era legata ad un certo Progressive Metal, ma da un certo punto in poi si è deciso di irrobustire il sound portandolo ad una versione distruttiva e deflagrante ed anche in questo caso il combo nordico non si è tirato indietro, avvalendosi dell’aiuto di Andreas Silén (ex-Lack Of Faith e Propane Headrush) alla seconda chitarra e Johan Löfgren in veste di bassista (al momento della scrittura della recensione apprendiamo di ulteriori cambi di formazione).
La band rispecchia molto un certo modo di fare Metal ricordando nomi come i Nocturnal Rites più recenti ed immediati (il suono delle chitarre è molto simile), Persuader, Mob Rules, Brainstorm e Mystic Prophecy. Ci si trova ad ascoltare un Heavy/Power molto oscuro e votato all’assalto sonoro. Le chitarre giocano difatti un ruolo fondamentale sparando fuori riffs enormi modello panzer che avanzano imponenti e minacciosi, denotando sempre tecnica e groove (sicuramente l’esperienza aiuta molto) supportati da una micidiale sezione ritmica. Episodi come “A Trail Of Sins”, “Pandemonium”, la cupissima “Dying”, la micidiale ed apocalittica “Escape” o il macigno a nome “A Quilt Of Shame” sono perfetti esempi di cosa la band è in grado di fare, però dall’altro lato si sente anche una certa staticità che viene fuori. In diversi momenti le tracce tendono ad assomigliarsi, ma fortunatamente i nostri danno un po' di varietà alle composizioni inserendo rallentamenti epici alla Candlemass (“March Of The Obsequious”), muri di suono decisamente sfiziosi (“Witches Dance”), giri melodici (“Phanstasm”) o qualche cavalcata (“This Perfect Storm”). A condire il tutto ci pensano le vocals eroiche del singer Ronny Hemlin, un ibrido fra Ronnie James Dio e Jorn Lande (ricorda molto anche il mitico Nils Patrik Johansson alla corte di Astral Doors, Civil War e Wuthering Heights), che marchia a fuoco tutte le tracce in un giusto equilibrio fra asprezza e melodia.
Un disco che nulla toglie o aggiunge alla carriera dei Tad Morose, però fa la differenza rispetto a moltissimi giovani. Peccato però che le idee siano tristemente le stesse.

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