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Pochi fronzoli e vecchia scuola nel debutto del duo norvegese Phantom Fire Pochi fronzoli e vecchia scuola nel debutto del duo norvegese Phantom Fire Hot

Pochi fronzoli e vecchia scuola nel debutto del duo norvegese Phantom Fire

recensioni

titolo
The Bust of Beelzebub
etichetta
Edged Circle Productions
Anno

PROVENIENZA: Norvegia

GENERE: Speed/Black Metal

TRACKLIST:
1. Return Of The Goat
2. Bust Of Beelzebub
3. Sweet Jezebel
4. Pihsrow
5. Shut Eye
6. Feed On Fire
7. The Ninth Gate

LINE-UP:
Kjartan - Chitarre
Eld - Voce, Basso

opinioni autore

 
Pochi fronzoli e vecchia scuola nel debutto del duo norvegese Phantom Fire 2022-10-04 14:39:13 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    04 Ottobre, 2022
Ultimo aggiornamento: 04 Ottobre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Debutto assoluto per il duo norvegese Phantom Fire con questo "The Bust of Beelzebub", licenziato da Edged Circle Productions. Black/Speed Metal feroce ed old school come se piovesse: questa la proposta dei Nostri, che, al netto di quelle che sono le coordinate stilistiche che tutti conosciamo, riesce comunque a fare la sua buona figura. Qualità che sicuramente è merito dei singoli componenti della band, già navigati e perfettamente inseriti nella scena Black norvegese -Eld è il bassista dei Gaahls Wyrd, per dire-.
Comunque sia, i Phantom Fire si muovono all'interno di territori ampiamente conosciuti che fanno capo a gente come Darkthrone, Venom, Midnight e quella costante Black'n'Roll tipica dei Taake. Insomma, potremmo dire che i Nostri abbiano riportato sotto una luce molto più oscura e maligna il retaggio dell'Heavy Metal Motorheadiano. Eppure, proprio quando sembra che il disco sia perfettamente avviato verso il suo punto focale ecco arrivare la traccia "Pihsrow" a ribaltare completamente la situazione. Da qui in poi il duo inizia a strizzare l'occhio alle sonorità horror degli anni '80-'90 con campionamenti e sintetizzatori. Ecco dunque che il disco prende una piega molto più Doom e psichedelica, quasi ipnotica, salvo poi ritornare verso la Norvegia più feroce e caciarona con "Feed On Fire", che con il suo sentore catchy è perfetta da sparare in macchina a tutto volume; qui siamo proprio in territorio Heavy Metal britannico senza se e senza ma. Insomma, se sulla carta siamo di fronte ad un album per certi aspetti originale nella proposta, lo stesso non può dirsi sul versante della personalità: più volte infatti si ravvisa un andamento fin troppo standard e preconfezionato; da un lato i pattern funzionano, ma dall'altro si scade inevitabilmente nella mediocrità in questo costante saliscendi. Quindi, se siete proprio fan del genere allora il duo di Bergen potrebbe regalarvi una gustosa mezz'ora di buon Black Metal, altrimenti potete passare avanti senza troppe ferite.

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