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I Devoted Madness tagliano il traguardo del debut album I Devoted Madness tagliano il traguardo del debut album Hot

I Devoted Madness tagliano il traguardo del debut album

recensioni

titolo
"Devoted Madness"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Death through the eyes
2. Out of control
3. Crashwood
4. Build your supremacy
5. Tears of hope
6. Unbound
7. Bad dream
8. Sybil vane
9. Borderline
10. Temptation--- at least!

LINE UP:
Giovanni Fiordeponti - voce, chitarre
Fabio Mariantoni - chitarre
Mattia Rossi - basso
Alessandro Bianchi - batteria

opinioni autore

 
I Devoted Madness tagliano il traguardo del debut album 2022-10-16 09:53:57 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    16 Ottobre, 2022
Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Devoted Madness si formano a Rieti nel 2014, ma solo nel settembre 2022 riescono ad autoprodursi il proprio debut album omonimo. Il disco è composto da dieci tracce per una durata totale di poco superiore ai 3/4 d’ora e presenta un artwork non proprio esaltante. Lo stile della band è un Thrash Metal molto arrabbiato, con forti richiami alla scena americana, newyorkese in particolare; c’è poi il vocalist Giovanni Fiordeponti ad incattivire il sound, urlando dall’inizio alla fine la propria rabbia, tanto che potrebbe anche ricordare vagamente lo stile del mitico Steve “Zetro” Souza (10 minuti di vergogna per chi non conosce questo mostro sacro del thrash!); non amo particolarmente questo stile canoro, ma ci può stare con il sound del gruppo laziale. Le due chitarre sono lo strumento principale con i loro imponenti muri di riff e buone parti soliste, ma anche il basso di Mattia Rossi si fa sentire eccome, ritagliandosi a volte anche momenti da ottimo protagonista (come in “Unbound”). Mi sarei aspettato più ritmo dalla batteria di Alessandro Bianchi che, invece, alle volte sembrerebbe quasi limitarsi al classico “compitino” di accompagnamento. Quando il ritmo cala, infatti, i Devoted Madness diventano poco brillanti (“Build your supremacy”, ad esempio) e rischiano di annoiare. Molto meglio, invece, quando i brani procedono spediti e regalano energia ed adrenalina, come in “Out of control”, forse il pezzo migliore del disco. La tracklist scorre via a questa maniera, tra pezzi più veloci (va citata nuovamente l’ottima “Unbound”) ed altri in cui la band sembra tirare il fiato, cercando magari una pesantezza di sound che non appare nelle loro corde e finisce per rischiare di annoiare. La registrazione è abbastanza old style (ricordiamo sempre che si tratta di autoproduzione) e penalizza un po’ la batteria (specie il rullante, che pare troppo “secco”, e la doppia cassa, che è troppo in sottofondo); l’obiettivo della band è quello di rifarsi alla storia di questo particolare genere musicale, ma resta il fatto che la produzione è ampiamente migliorabile. I Devoted Madness in questo loro debut album omonimo mettono in mostra buone potenzialità, c’è ancora molta strada da fare per emergere e bisognerà migliorare qualche dettaglio nel songwriting e nella produzione, ma sicuramente meritano fiducia, con una sufficienza strameritata.

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