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U.D.O.: i colossi del metallo teutonico U.D.O.: i colossi del metallo teutonico Hot

U.D.O.: i colossi del metallo teutonico

recensioni

gruppo
titolo
The Legacy
etichetta
AFM Records
Anno

TRACKLIST:
Disc 1
1. Fear Detector
2. Metal Never Dies
3. Wilder Life (bonus track) =ASCOLTA=
4. Pandemonium
5. One Heart One Soul
6. Make The Move
7. What a Hell of a Night (bonus track)
8. Pain
9. Decadent
10. Falling Angels (bonus track)
11. Metal Machine
12. Steelhammer
13. Dust and Rust (bonus track) =ASCOLTA=
14. I Give as Good as I Get
15. Rock’n’roll Soldiers
16. Dominator
Disc 2
1. Mastercutor
2. Vendetta
3. 24/7
4. Blind Eyes
5. Man and Machine
6. Like a Lion
7. Shout It Out
8. Holy =ASCOLTA=
9. Freelance Man
10. Independence Day
11. Metal Eater
12. Future Land
13. Blitz of Lightning
14. We’re History
15. Break the Rules
16. Go Back to Hell
17. They Want War

LINE UP: 
Udo Dirkschneider - Voce
Andrey Smirnov - Chitarre
Sven Dirkschneider - Batteria
Tilen Hudrap - Basso
Dee Dammers - Chitarre

opinioni autore

 
U.D.O.: i colossi del metallo teutonico 2022-11-27 18:33:54 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    27 Novembre, 2022
Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 2022
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Quando una band decide di dare in pasto ai proprio famelici fans un "best of", lo fa quasi sempre per tacitare momentaneamente gli appetiti dei suoi adepti più accesi ed irriducibili: una sorta di "contentino" in attesa della prossima release in studio. Magari, inserisce pure qualche brano inedito, a fungere da antipasto, sempre per acquietare i mugugni di chi - da troppo tempo - è rimasto a digiuno ed inizia a sbraitare, manifestando il proprio malcontento, più che comprensibile. Ma quando si tratta di Udo Dirkschenieder e i suoi U.D.O., quando si tratta di un personaggio che, da sempre, fa la storia dell'Heavy Metal, quando si tratta di un'ugola inconfondibile, che - ancora oggi - alla soglia delle 70 primavere, fa rabbrividire e fa tremare tutto e tutti, allora il discorso cambia. Dal 1987 il Signor Dirkschneider ci ha travolti da una tale massa di magma metallico che quasi si stenta a fare a meno di ascoltare qualche pezzo generato dalla sua sordida mente di sacerdote del metallo per più di qualche mese. Se poi ci aggiungiamo che si è contornato non solo del suo impavido drummer generato dai suoi stessi lombi (il quale non ha disdegnato di fungere da session di lusso per altri colossi del genere come i Saxon), ma anche di una prima ascia (Andrey) che ha militato in gloriosi gruppi come quelli messi su da due ex singers dei titanici Iron Maiden (Paul Di'Anno e Blaze Bayley) e di un bassista che ha condiviso il live stage dei distruttori Testament, non possiamo non comprendere perché le crisi di astinenza dei fans dell'ex vocalist degli immensi Accept siano così frequenti. Tale e tanta è la produzione del singer teutonico, che a malapena due CD riescono a contenere i migliori capitoli della sua infinita saga metallica, nonostante ben 33 pezzi, uno più massiccio e dirompente dell'altro (addirittura, nella versione vinile ben 4 dischi!). Altresì, nella tracklist figurano due inediti, proposti come singolo quasi a lasciar presagire l'immediato futuro discografico della band, che rispondono al nome di "Wilder Life" e "Dust and Rust", per non dimenticare la rara "Falling Angels". Dal debut album "Animal House" fino all'ultima fatica in studio "Game Over", vengono passati in rassegna brani che sono tutti autentici campioni dei pesi massimi dell'Hard'n'Heavy, dall'opening track "Fear Detector" passando per "Break the Rules" (estrapolata da "Mean Machine") a "Metal Eater" (tratta da "Timebomb"). Un vero e proprio monumento metallico eretto dal leader tedesco ed i suoi quattro accoliti che, per l'ennesima volta, ci danno ulteriore dimostrazione (semmai ve ne fosse bisogno) che - come dal titolo di uno dei tanti leggendari pezzi marchiati U.D.O.- "Heavy Metal Never Dies", perlomeno fino a quando ci saranno baluardi del loro calibro. Un "must have", senza "se" e senza "ma".

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