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Opus Arise, Symphonic Metal strumentale dal Canada Opus Arise, Symphonic Metal strumentale dal Canada Hot

Opus Arise, Symphonic Metal strumentale dal Canada

recensioni

titolo
"The network"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Inner skepticism
2. Electric jungle
3. Antimatter
4. Digital soundscape
5. Reminiscence
6. Change
7. Timeshift
8. The unanswered question

LINE UP:
Shawn Hillman - Chitarre, Violoncello (Traccia 4)
James Readman – Chitarre
Daniel Carmago - Basso (Tracce 1-3, 5-7)
Matthew Logan - Batteria, Secondo Violino
Matthew Hannah – Tastiere
Michelle Gao - Primo Violino
Ellen Smith – Viola
Daryl Bennett – Violoncello
Kyle Hagen - Contrabasso, Basso (Traccia 8)

opinioni autore

 
Opus Arise, Symphonic Metal strumentale dal Canada 2022-12-03 11:48:38 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    03 Dicembre, 2022
Ultimo aggiornamento: 03 Dicembre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ho sempre amato il metal più “particolare”, quello fuori dagli schemi, frutto di menti geniali, gente come Cynic, Mekong Delta, Therion, Anacrusis, Van Canto, Thy Catafalque, Molllust, ecc.; mi sono quindi approcciato con molta curiosità ai canadesi Opus Arise, gruppo interamente strumentale di Metal sinfonico fondato nel 2013, con alle spalle già un primo album uscito nel 2016 (“Revelation”, purtroppo mai ascoltato da questo recensore). Ero curioso in particolare di scoprire come potesse essere il Metal sinfonico in assenza di uno o più cantanti; è pressoché un caso unico, infatti, trovare in questo genere musicale gruppi del genere (a memoria, sinceramente, non ne ricordo). Purtroppo, devo dire che sono rimasto alquanto deluso, mi aspettavo molto di meglio, ma i vari ascolti dati a questo “The network” non mi hanno mai entusiasmato, rasentando in alcuni momenti anche la noia. La causa principale sta nel songwriting, spesso cervellotico, quasi che si volesse ogni volta strafare con i vari strumenti, perdendo di vista la struttura stessa della canzone (o “composizione”, che dir si voglia). E’ evidente che, per apprezzare sonorità del genere, bisogna essere della giusta predisposizione d’animo, avere tempo e mettersi belli comodi e rilassati, magari al buio e farsi circondare ed ammaliare da queste sonorità alienanti; in caso contrario, l’ascolto sarà davvero complesso e si finirà ineluttabilmente per distrarsi o annoiarsi. Dispiace dirlo, perché è evidente che gli Opus Arise sono dei musicisti molto abili nell’uso dei loro strumenti, ma non riescono ad essere altrettanto attraenti con la loro musica e con questo loro secondo album intitolato “The network”. Il talento non manca al gruppo canadese e sono certo che in futuro sapranno fare di meglio, magari valutando anche un graduale inserimento di parti vocali che potrebbero rendere più interessante il songwriting.

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