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Opinione scritta da Celestial Dream

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Opinione inserita da Celestial Dream    22 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Nuova interessante release in questo mese di Giugno che scalda il motore con i Chalice Of Sin, nuova band di stampo heavy metal melodico spinto dalla voce di Wade Black (Crimson Glory, Seven Witches, Leatherwolf).

Questo debutto omonimo è un lavoro davvero ben fatto, capace di conquistare con un sound pieno e melodie subito di impatto. Anche grazie all'aiuto del solito Alessandro Del Vecchio, il risultato è soddisfacente e ci riporta al sound ottantiano di Crimson Glory e Metal Church con un heavy ricercato e dalle tinte oscure e progressive con l'uso delle tastiere. Lo dimostrano subito la portentosa opener e subito dopo la più dinamica “Great Escape”. Il singer americano è in forma smagliante e la sua ugola colpisce con carisma come si evince dal mid-tempo “Miracle”, mentre la più diretta “Whisky” ci porta alla mente Ralf Scheepers ed i suoi Primal Fear. Le note spettrali della sentita “Through The Eyes Of A Child” tengono alto il livello qualitativo dell'ascolto che prosegue dritto per la propria strada con le influenze US-heavy della potente “The Show” ed i ritmi più controllati della ruvida ma accattivante “I Stand”.

Un disco da ascoltare più volte, capace di crescere col tempo. Un heavy metal dinamico e ricco di sfaccettature che lo rendono interessante anche dopo diversi giri nello stereo. Pollice alto per i Chalice Of Sin!

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    21 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Nuovo progetto in casa Frontiers Music; seguendo la via tracciata dall'ottima collaborazione tra Russell Allen e Jorn Lande sotto lo storico monicker Allen/Lande, stavolta a scambiarsi i microfoni sono i due singer brasiliani Renan Zonta (Electric Mob) e Nando Fernandes (Sinistra).

Sotto la guida e la penna del nostro Alessandro Del Vecchio (JORN, Revolution Saints, Edge Of Forever) i due frontmen sudamericani ci danno dentro con pezzi che si muovono su sonorità hard rock toccando territori heavy in stile classico tra Rainbow, Dio e Lords Of Black, ma con tastiere che in alcuni passaggi sono ben presenti, forse pure troppo, trasmettendo un tocco moderno. Ne esce un disco piacevole dove la voce più rocciosa di uno si alterna a quella più melodica dell'altro, insieme si esaltano tra le note della melodica “Haunted Heart”, lasciando il segno nella coinvolgente ballata sinfonica “Demons In My Head” senza dimenticare, nel finale, il sound più powereggiante di “Valley Of The Kings”.

Tutto fatto e confezionato molto bene, tutto anche abbastanza lineare senza momenti clamorosi; il debutto dei Brother Against Brother è altamente piacevole, ma non verrà ricordato negli anni a venire.

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4.5
Opinione inserita da Celestial Dream    21 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Che piacere ritrovare i Phoenix Rising! La band spagnola in passato ha messo a segno alcuni dischi davvero interessanti in campo symphonic power metal ("MMXII" nel 2012 e due anni dopo "Versus") ma sembrava dispersa dopo alcuni anni di silenzio.

Finalmente questo 2021, forse anche a causa della pandemia, ha rimesso in pista alcune band e l'act iberico si ripresenta con questo nuovo "Acta Est Fabula". Orchestrazioni ben amalgamate all'interno di pezzi che puntano al sodo, spesso spingendo sull'acceleratore come nella title-track che apre le danze dopo una breve intro. Sono le chitarre a farla comunque da padrone sostenute da una sezione ritmica precisa e potente con la batteria dove siede Carlos Vivas. Fan di Rhapsody, Dark Moor, Kamelot e Opera Magna saranno felici di ascoltare pezzi come “Luna de Sangre” e “El Caminante”.
Gli assoli esplosivi ed i cambi di tempo rendono “El Último Aliento” uno dei momenti migliori del disco; cori epici ben si amalgamano all'interno di un pezzo dinamico e dalle tinte folk. Più controllata nel suo incedere, ma capace di alzare i ritmi durante il ritornello, “El Doblón de la Muerte” è un altro momento stellare che si incontra durante l'ascolto. Degne di nota anche le due fast song “Deriva Speranza” e “El Temor de un Hombre Sabio” che fanno pieno centro prendendo spunto da Stratovarius e company.

Il power metal di scuola iberica fa un altro centro con il ritorno dei Phoenix Rising! “Acta Est Fabula” è – nel suo campo - uno dei migliori dischi usciti durante questa prima metà del 2021!

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4.5
Opinione inserita da Celestial Dream    21 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Altro colpo messo a segno dalla Frontiers Music questo mese, dopo lo splendido esordio firmato Kent Hilli, con i debuttanti Crowne band in arrivo dalla florida Svezia con un hard rock moderno, potente e melodico che farà la gioia degli amanti di H.E.A.T. ed Eclipse. La super band è composta dal singer Alexander Strandell (Art Nation), il chitarrista e tastierista Jona Tee (H.E.A.T.), il bassista John Levén (Europe) ed il drummer Christian Lundqvist (The Poodles). E come special guest in alcuni assoli compare anche Love Magnusson (Dynazty).

"Kings In The North" è un disco pieno zeppo di hits dall'impatto immediato. Si parte subito col piede giusto e la micidiale title-track, song che colpisce con un refrain da cantare all'infinito. Ma è tutta la tracklist a dare soddisfazioni con brani eccitanti come la possente ed elettrizzante “Perceval” che mette in mostra anche tutto il talento tecnico di questi musicisti, l'iper catchy “Sharoline” e la potente e spettacolare “Mad World”. Ancora tonnellate di ritornelli entusiasmanti che si fissano subito in testa prima con “Sum Of All Fears” poi con “Set Me Free”. Infine la più corposa e possente “Cross To Bear” lascia presto spazio alla ballatona finale “Save Me From Myself”.

Trovare difetti all'interno di questa release è davvero impresa ardua; “Kings In The North” è un lavoro coi controfiocchi che farà brillare gli occhi di ogni amante dello Swedish sound.

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Opinione inserita da Celestial Dream    18 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Senza ombra di dubbio uno dei singer migliori in circolazione negli ultimi anni, Kent Hilli ha colpito ogni ascoltatore appassionato delle sonorità melodic hard rock ed Aor con due dischi di assoluto valore firmati Perfect Plan.

Il suo primo lavoro solista, "The Rumble", conferma lo stato di forma del vocalist svedese che con l'aiuto di Mike Palace - il quale ha prodotto il disco - ha composto undici brani frizzanti, melodici, esaltanti spinti dalla sua ugola piena, espressiva e squillante. L'accoppiata formata da “I Can't Wait” e “Don't Say It's Forever” è da K.O. tecnico, due super hit da spararsi a ripetizione cantando a squarciagola. Ma la tracklist è ricca di momenti degni di nota come la favolosa ballata “Heaven Can Wait” ma senza dimenticare la partenza con la coinvolgente “Cold” capace di avvolgere con melodie affascinanti e la rilassata “All For Love” che potrebbe ricordare qualcosa di Hartmann. La possente title-track e la lenta finale “Still In Love” sono altri due brani che splendono ascolto dopo ascolto all'interno di un disco che è un'autentica gemma e che si candida per la top 3 dell'anno in corso.

Amanti di Giant, Survivor e ovviamente Perfect Plan adoreranno una release come “The Rumble”! Kent Hilli è uno dei più grandi talenti attualmente in circolazione all'interno della scena Aor e questo disco non fa altro che confermarlo.

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4.0
Opinione inserita da Celestial Dream    03 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 03 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Arena rock dalle tinte progressive per questo secondo lavoro firmato Save The World, act che nasce dall'unione di Dan Tracey, polistrumentista e songwriter per alcuni dei maggiori show e film della TV americana (e attualmente nella formazione di Alan Parsons Live Project), e Robert Wright, bassista, batterista e singer.

Un occhio di riguardo a melodie ed arrangiamenti, piuttosto bombastici, ma anche riff di chitarra in evidenza; il duo mostra un sound scoppiettante in alcuni momenti del disco vedi “Man On An Island” e nella conclusiva “Who's That Girl”. Ma sono più presenti momenti soft all'interno della tracklist, che cercano di colpire con linee vocali soffici e raffinate e coretti catchy come succede in “Bones” e “Miss Muse”. Tra le composizioni più riuscite sicuramente “Defenders Of The Faith”, brano che si muove su ritmi medi con un gran gioco di voci che si intrecciano fino ad un refrain davvero spettacolare accompagnato da atmosfere sci-fi e la ballata malinconica “Longer”.

Un disco piacevole e dal tocco personale che potrà appassionare qualche appassionato dell'Aor più ricercato e melodico e di band come Reo Speedwagon e Def Leppard più melodici.

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    02 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 02 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Di cloni dei grandiosi Rhapsody negli anni ne abbiamo incontrati parecchi, molti di poco conto ed alcuni degni di nota (Dark Moor, Fairyland, etc..). Gli Arcane Tales sono il progetto del polistrumentista veneto Luigi Soranno, che dedica anima e corpo a questo lavoro, il quinto in carriera.

Ci si muove su territori classici del power metal sinfonico ed epico con brani spesso diretti, come l'opener “Wall of Shields” e, subito dopo, con la roboante “The Shadow’s Raise”, pezzi ricchi di orchestrazioni e cori da cantare a squarciagola. "Tales From Shàranworld" non punta certo sull'originalità, ma cerca di ricreare quel sound magico creato dai primi Rhapsody ormai più di due decadi fa e che, a dire la verità, un po' ci manca, visto che si tratta di sonorità ormai poco seguite dal pubblico odierno (e che, di conseguenza, pochissime bands propongono). All'interno del disco notiamo una certa maestria del bravo Luigi che ovviamente, occupandosi di tutto, mostra anche qualche pecca; in primis la voce che si lascia ascoltare, ma è ben distante dai grandi nomi del genere, quei singers capaci di elevare con la loro prestazione l'impatto di un brano. Inoltre la produzione, anche questa più che onesta, ma certamente deficitaria se confrontata a quelle che le grandi bands possono permettersi. Aldilà di questo, il disco si lascia ascoltare con piacere e pensare che un solo artista possa comporre, suonare e registrare tutto questo fa impressione. Il lavoro e la dedizione che ci sono dietro sono notevoli ed il rispetto per mister Soranno non può mancare di certo. Tra i momenti migliori del disco è d'obbligo citare i cambi di tempo ed atmosfere di “Mirror of the Dark Side” e, se “Magic Spell” somiglia molto alla nuova “Holy Thunderforce”, nel finale colpisce l'impatto orchestrale e lirico di “Winter Symphony”.

Per i seguaci del power metal sinfonico un disco che potrebbe appassionare; “Tales From Shàranworld” è un lavoro ricco di sfaccettature che manifesta la visione musicale di Luigi Soranno.

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    02 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 02 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

A distanza di sette anni dall'ultimo lavoro "Guilty Of Ignorance", i piemontesi Iron Jaws sono pronti a rimettere in moto il loro carro armato sonoro costruito su riff spacca ossa e sul cantato aggressivo e rabbioso del frontman Andrea “Mixy” Finotti. Un heavy-thrash ricco di carica che esplode e mette subito in chiaro le cose già con l'opener “Satan's Bride”.

Questo terzo disco "Declaration Of War” rispetta il titolo scelto; i dodici brani che compongono la tracklist sono spediti in pieno stile speed metal e battaglieri fino al midollo. Certo manca una buona dose di varietà all'interno di questa raccolta, ma questo è ciò che la band voleva ottenere; dodici song che tirano dritte senza mai voltare le spalle. Potremmo citare “Speed Metal Commando” o l'incedere epico della “Evil Bringer” senza dimenticare la tuonante “B.M.W. (Black Metal Wheels)” spinta da una sessione ritmica indemoniata, ma è tutto il disco a dimostrarsi coeso e compatto.

"Declaration Of War” è un must per gli amanti delle sonorità più bellicose all'interno della scena speed-metal ed heavy-thrash. Gli Iron Jaws sono una bomba pronta ad esplodere nel vostro stereo!

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Opinione inserita da Celestial Dream    01 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 01 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

I progsters australiani Teramaze non si facevano sentire da un po', da quel “Her Halo” pubblicato nel 2015. Ora, sei anni dopo, è tempo di rimettersi in gioco con questo nuovo “Sorella Minore”, full-length che continua, dal punto di vista lirico, il concept del suo predecessore.

Solamente quattro brani per un totale di quaranta minuti o poco più. Inutile dire che la title-track che apre il disco è anche il punto focale di questa release. Venticinque minuti posti in apertura e ricchi di cambi di atmosfere, melodie intense, passaggi piano-voce che lasciano spazio a momenti più potenti e a tratti aggressivi e moderni, ma mostrando sempre un buon equilibrio. Un pezzo complesso ma piacevole da ascoltare, un'opera che mette in mostra tutte le potenzialità di una band ormai ben navigata. Lo dimostrano anche con il prosieguo della tracklist; la ballata melodica e ricercata “Stone” si stampa in testa facilmente con atmosfere malinconiche, mentre poco più avanti si torna ai ritmi classici del power-prog con “Take Your Shot”. In chiusura il sound più moderno che accompagna la lenta “Between These Shadows”, brano ricco di arrangiamenti ricercati e di melodie raffinate.

Complessa l'apertura con la lunga title-track alla quale seguono tre pezzi di facile presa, ma non per questo banali; “Sorella Minore” è un disco ben bilanciato che mostra tutta la classe di una band come i Teramaze, a cui manca davvero poco per fare l'ultimo passo.

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2.5
Opinione inserita da Celestial Dream    01 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 01 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

In arrivo da Murcia, i Reylobo sono una band dedita ad un melodic power metal elegante, cantato in lingua spagnola, che inserisce nel proprio sound parti di pianoforte, accelerazioni, ritornelli canticchiabili ed un tocco sinfonico ricordando senza dubbio i conterranei Avalanch.

Attivi solamente dal 2019, il gruppo capitanato da Pedro Gallego, chitarrista e songwriter, e dal frontman Nacho Fernández debutta ora con “El Octavo Pecado”, disco che dimostra quanta strada ci sia ancora da fare per il quintetto spagnolo che convince poco nella fruibilità dei brani. Piace il fatto che si cerchi di creare diverse situazioni all'interno della composizioni con cambi di atmosfere, qualche orchestrazione ed una certa eleganza anche sul lato strumentale, vedi gli assoli. Ma tutto sembra ancora molto confuso e la produzione del disco non aiuta di certo. “El Hombre Inquieto” che è probabilmente uno dei momenti migliori che si incontrano durante l'ascolto, lascia qualche dubbio per quanto riguarda le linee vocali e proprio sulla voce di Nacho che non sembra mai ben allineata con i compagni. E si potrebbe dire lo stesso per altri brani come “Águilas Blancas” ad esempio, mentre si lascia ascoltare con piacere la lenta “Sidonie”.

Troppo confusionario ancora il melodic power metal dei Reylobo, un sound ancora da raffinare per la giovane band che se avrà dedizione potrà fare sicuramente di meglio in futuro.

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